sabato 4 giugno 2016

mi permetterai un dileggio. Non l'ho vai fatto sinora; ma sentendomi ora dileggiato da te, ricambio.

Ma caro pio Martorana se tuo zio Eugenio Napoleone Messana traduce questo passo del Pirri inventando una inesiste chiesa OLIVA laddove il Netino scrive semplicemente OLIM (una volta) beh! mi permetterai un dileggio. Non l'ho vai fatto sinora; ma sentendomi ora dileggiato da te, ricambio.



Ma caro pio Martorana se tuo zio Eugenuo Napoleone messana traduce questo passo del Pirri intentando una inesiste chiesa =LIVA laddoce il Netino scrive semplicemente OLIM (una volta) beh! mi mpermetterai un dilkeggio. Non l'ho mai fatto sin'ora m sentemi ora dileggiato da te , ricambio

ora al benefattore di Picone Chiodo, e cioè alla fulgida figura del "questore" Messana. rifiuta persino un convegno chiarificatore; ma anche il tuo dire come quello del sindaco novello Emilio Messana, lambiscono a dileggio, non curandovi neppure che si tratta di uno del vostro glorioso ceppo.

Caro Pio Martorana

basandoti non so su quali fonti e servendoti non so di quali informazioni  mi accusi in sostanza di non apprezzare  E. N. Messana, magari di dileggiarlo e non so  che altro.

Scorri questa pagina da me pubblicata. Ti sembra che non tengo conto di quel tuo zio con quella Olivetti 22 in giro dagli archivi comunali a quelli provinciali o a quelli di Palermo?

Guarda questa pagina: mi servo del Messana per le notizie SERIE che fornisce su personaggi quali il Marchesano, i comm. Bartolotta e Nalbone, il dottore Nicolò Scimé,  Enrico Macaluso ed Abisso, Gangitano e il dott. Busuito. Vi apprendo gli esordi dell'avv.  Calogero Picone Chiosdo  e ragguagli  sul celebre Viciu Vella.

Certo le carte romane mi hanno costretto a ridimensionare Calogero Picone Chiodo cui il Comune dedicò una strada senza avere approfondito: ora al benefattore di Picone Chiodo, e cioè alla fulgida figura del "questore"  Messana. rifiuta persino un convegno chiarificatore; ma anche  il tuo dire come quello del sindaco novello Emilio Messana, lambiscono a dileggio, non curandovi neppure che si tratta di uno del vostro glorioso ceppo.


  
Ma certo che chiunque va al governo della stamberga accanto a Palazzo Maoli  mi dovrà dire:


a) che ci stanno a fare quei 35 mila euro per consulenze fatiscenti;

b) quale GESTIONE DA BUON PADRE DI FAMIGLIA è STATA FATTA QUANTO AL PATRIMONIO BOSCHIVO DEL COMUNE DI Fiamignano IL CUI  VINCOLO MEDIEVALE DI SUBORDINAZIONE ALL'USO di legnatico non si comprende se ancora spettante a non si sa più a chi, è davvero una fole,

c) come mai a Lucentini figura solo un patrimonio abitativo di ottantamila metri quadri e all'ex Agenzia del Territorio oltre un milione di metri quadri assoggetabile a tassazione locale che il Lucentini ritenne in suo potere abbonare;

d) come mai si regala all'ACEA di Roma l'acqua dei monti del Cicolano;

e) come mai si regala acqua e tassa di occupazione del suolo pubblico alla società spagnola che detiene il lago del Salto;

f) come è stato sprecato il fondo comunitario che pare sperperato ad un inverecondo imbragamento del villaggio di importanza archeologica mondiale di Poggiopoponesco;

g) come mai si permette l'uso di pellet inquinato da Cernobyl e si vessino i cittadini a corrispondere anticipi per l'immissione nei centri abitati di gas le cui vicende mondiali renderanno sempre più caro e sempre in deflusso;

h) quale politica si farà per l'eliminazione di tutte quelle vetuste caldaie che immettono in cielo i fumi inquinanti del legnatico umido notoriamente insalubre e inquinante.

Etc. Etc.

Avrò migliore asciolto dal duo RINALDI-DI MARZIO il bianco e il rosso mescolato? Non so,

E Camilli come si comporterà se vince?

Onestamente penso che avrò una qualche fortuna se lui vince anche perché nella sua lista vedo confluito il mio amico e correligionario dottore Carmine Falsarone, peraltro copresidente di
ARS CICOLI.

Calogero Taverna





Messaggero > Rieti >

Rieti, a Fiamignano si rinnova
la sfida tra Lucentini e Rinaldi
Candidato anche Camilli

Elezioni comunali
di Maria Luisa Polidori
FIAMIGNANO - I motori della campagna elettorale sono ormai al massimo anche se a cinque giorni dal voto per il rinnovo della compagine amministrativa, a Fiamignano tutti sono convinti di vederle ancora delle belle. Una campagna elettorale accesa come da anni non accadeva e che vede in lizza per la fascia tricolore ben tre candidati sindaci per poco più di mille e duecento elettori. A contendersi la poltrona di primo cittadino saranno il sindaco uscente Filippo Lucentini, Carmine Rinaldi che sindaco di Fiamignano lo è stato dal 2006 al 2011 e Lorenzo Camilli, il nuovo. Tre candidati che nel corso della campagna elettorale, ancora in pieno svolgimento, non si sono risparmiati accuse reciproche e battute al vetriolo.

Una tornata elettorale caratterizzata soprattutto dalla strana alleanza fra due ex sindaci, come Carmine Rinaldi e Angelo Di Marzio, per anni storici avversari politici (il primo ex Dc poi trasmgrato nel centrodestra, il secondo Pci prima e Pd poi). Uno «sdoganamento» che viene però minimizzato da Carmine Rinaldi: «Nonostante le diverse posizioni politiche ho sempre rispettato Di Marzio, sia come uomo, sia come sindaco. Dopo una serie di pressioni ho accettato di ricandidarmi a sindaco al fine di mettere in piedi una squadra di governo su cui punto molto e con Angelo condividiamo i programmi, volti a ridare speranza e vigore a questo territorio. Devo dire che la sua presenza è stata l'ultima spinta che mi ha convinto a ricandidarmi ancora una volta a sindaco, con le inevitabili dimissioni da consigliere provinciale. In ultimo - conclude Rinaldi - non vedo cosa ci sia da meravigliarsi riguardo a questa coalizione e alleanza. Nella scorsa tornata elettorale ho perso per una manciata di voti, E ho proprio grazie alle pressioni di alcuni componenti del mio stesso partito che si allearono al fianco di Lucentini pur di farmi perdere».

Una querelle questa a cui non vuole invece partecipare lo stesso Filippo Lucentini. «La mia è una coalizione che si attiene alla politica dei fatti e non delle parole dice il sindaco uscente il nostro intento è quello di dare continuità al tanto lavoro fin qui svolto, nel segno dell'esperienza e della massima trasparenza». Per Lorenzo Camilli e giunta invece «l'ora del cambiamento e che si inizi ad amministrare responsabilmente il Comune. L'elemento fondante di questa squadra spiega il commercialista - sarà caratterizzato da colloquio costante con i cittadini: ascoltare i loro problemi, le loro proposte e i loro punti di vista per trovare insieme le soluzioni più adeguate».
Martedì 31 Maggio 2016 - Ultimo aggiornamento: 15:57   




Ma certo che chiunque va al governo della stamberga accanto a Palazzo Maoli  mi dovrà dire:


a) che ci stanno a fare quei 35 mila euro per consulenze fatiscenti;

b) quale GESTIONE DA BUON PADRE DI FAMIGLIA è STATA FATTA QUANTO AL PATRIMONIO BOSCHIVO DEL COMUNE DI Fiamignano IL CUI  VINCOLO MEDIEVALE DI SUBORDINAZIONE ALL'USO di legnatico non si comprende se ancora spettante a non si sa più a chi, è davvero una fole,

c) come mai a Lucentini figura solo un patrimonio abitativo di ottantamila metri quadri e all'ex Agenzia del Territorio oltre un milione di metri quadri assoggetabile a tassazione locale che il Lucentini ritenne in suo potere abbonare;

d) come mai si regala all'ACEA di Roma l'acqua dei monti del Cicolano;

e) come mai si regala acqua e tassa di occupazione del suolo pubblico alla società spagnola che detiene il lago del Salto;

f) come è stato sprecato il fondo comunitario che pare sperperato ad un inverecondo imbragamento del villaggio di importanza archeologica mondiale di Poggiopoponesco;

g) come mai si permette l'uso di pellet inquinato da Cernobyl e si vessino i cittadini a corrispondere anticipi per l'immissione nei centri abitati di gas le cui vicende mondiali renderanno sempre più caro e sempre in deflusso;

h) quale politica si farà per l'eliminazione di tutte quelle vetuste caldaie che immettono in cielo i fumi inquinanti del legnatico umido notoriamente insalubre e inquinante.

Etc. Etc.

Avrò migliore asciolto dal duo RINALDI-DI MARZIO il bianco e il rosso mescolato? Non so,

E Camilli come si comporterà se vince?

Onestamente penso che avrò una qualche fortuna se lui vince anche perché nella sua lista vedo confluito il mio amico e correligionario dottore Carmine Falsarone, peraltro copresidente di
ARS CICOLI.

Calogero Taverna             


Ma certo che chiunque va al governo della stamberga accanto a Palazzo Maoli  mi dovrà dire:


a) che ci stanno a fare quei 35 mila euro per consulenze fatiscenti;

b) quale GESTIONE DA BUON PADRE DI FAMIGLIA è STATA FATTA QUANTO AL PATRIMONIO BOSCHIVO DEL COMUNE DI Fiamignano IL CUI  VINCOLO MEDIEVALE DI SUBORDINAZIONE ALL'USO di legnatico non si comprende se ancora spettante a non si sa più a chi, è davvero una fole,

c) come mai a Lucentini figura solo un patrimonio abitativo di ottantamila metri quadri e all'ex Agenzia del Territorio oltre un milione di metri quadri assoggetabile a tassazione locale che il Lucentini ritenne in suo potere abbonare;

d) come mai si regala all'ACEA di Roma l'acqua dei monti del Cicolano;

e) come mai si regala acqua e tassa di occupazione del suolo pubblico alla società spagnola che detiene il lago del Salto;

f) come è stato sprecato il fondo comunitario che pare sperperato ad un inverecondo imbragamento del villaggio di importanza archeologica mondiale di Poggiopoponesco;

g) come mai si permette l'uso di pellet inquinato da Cernobyl e si vessino i cittadini a corrispondere anticipi per l'immissione nei centri abitati di gas le cui vicende mondiali renderanno sempre più caro e sempre in deflusso;

h) quale politica si farà per l'eliminazione di tutte quelle vetuste caldaie che immettono in cielo i fumi inquinanti del legnatico umido notoriamente insalubre e inquinante.

Etc. Etc.

Avrò migliore asciolto dal duo RINALDI-DI MARZIO il bianco e il rosso mescolato? Non so,

E Camilli come si comporterà se vince?

Onestamente penso che avrò una qualche fortuna se lui vince anche perché nella sua lista vedo confluito il mio amico e correligionario dottore Carmine Falsarone, peraltro copresidente di
ARS CICOLI.

Calogero Taverna





Messaggero > Rieti >

Rieti, a Fiamignano si rinnova
la sfida tra Lucentini e Rinaldi
Candidato anche Camilli

Elezioni comunali
di Maria Luisa Polidori
FIAMIGNANO - I motori della campagna elettorale sono ormai al massimo anche se a cinque giorni dal voto per il rinnovo della compagine amministrativa, a Fiamignano tutti sono convinti di vederle ancora delle belle. Una campagna elettorale accesa come da anni non accadeva e che vede in lizza per la fascia tricolore ben tre candidati sindaci per poco più di mille e duecento elettori. A contendersi la poltrona di primo cittadino saranno il sindaco uscente Filippo Lucentini, Carmine Rinaldi che sindaco di Fiamignano lo è stato dal 2006 al 2011 e Lorenzo Camilli, il nuovo. Tre candidati che nel corso della campagna elettorale, ancora in pieno svolgimento, non si sono risparmiati accuse reciproche e battute al vetriolo.

Una tornata elettorale caratterizzata soprattutto dalla strana alleanza fra due ex sindaci, come Carmine Rinaldi e Angelo Di Marzio, per anni storici avversari politici (il primo ex Dc poi trasmgrato nel centrodestra, il secondo Pci prima e Pd poi). Uno «sdoganamento» che viene però minimizzato da Carmine Rinaldi: «Nonostante le diverse posizioni politiche ho sempre rispettato Di Marzio, sia come uomo, sia come sindaco. Dopo una serie di pressioni ho accettato di ricandidarmi a sindaco al fine di mettere in piedi una squadra di governo su cui punto molto e con Angelo condividiamo i programmi, volti a ridare speranza e vigore a questo territorio. Devo dire che la sua presenza è stata l'ultima spinta che mi ha convinto a ricandidarmi ancora una volta a sindaco, con le inevitabili dimissioni da consigliere provinciale. In ultimo - conclude Rinaldi - non vedo cosa ci sia da meravigliarsi riguardo a questa coalizione e alleanza. Nella scorsa tornata elettorale ho perso per una manciata di voti, E ho proprio grazie alle pressioni di alcuni componenti del mio stesso partito che si allearono al fianco di Lucentini pur di farmi perdere».

Una querelle questa a cui non vuole invece partecipare lo stesso Filippo Lucentini. «La mia è una coalizione che si attiene alla politica dei fatti e non delle parole dice il sindaco uscente il nostro intento è quello di dare continuità al tanto lavoro fin qui svolto, nel segno dell'esperienza e della massima trasparenza». Per Lorenzo Camilli e giunta invece «l'ora del cambiamento e che si inizi ad amministrare responsabilmente il Comune. L'elemento fondante di questa squadra spiega il commercialista - sarà caratterizzato da colloquio costante con i cittadini: ascoltare i loro problemi, le loro proposte e i loro punti di vista per trovare insieme le soluzioni più adeguate».
Martedì 31 Maggio 2016 - Ultimo aggiornamento: 15:57   




Ma certo che chiunque va al governo della stamberga accanto a Palazzo Maoli  mi dovrà dire:


a) che ci stanno a fare quei 35 mila euro per consulenze fatiscenti;

b) quale GESTIONE DA BUON PADRE DI FAMIGLIA è STATA FATTA QUANTO AL PATRIMONIO BOSCHIVO DEL COMUNE DI Fiamignano IL CUI  VINCOLO MEDIEVALE DI SUBORDINAZIONE ALL'USO di legnatico non si comprende se ancora spettante a non si sa più a chi, è davvero una fole,

c) come mai a Lucentini figura solo un patrimonio abitativo di ottantamila metri quadri e all'ex Agenzia del Territorio oltre un milione di metri quadri assoggetabile a tassazione locale che il Lucentini ritenne in suo potere abbonare;

d) come mai si regala all'ACEA di Roma l'acqua dei monti del Cicolano;

e) come mai si regala acqua e tassa di occupazione del suolo pubblico alla società spagnola che detiene il lago del Salto;

f) come è stato sprecato il fondo comunitario che pare sperperato ad un inverecondo imbragamento del villaggio di importanza archeologica mondiale di Poggiopoponesco;

g) come mai si permette l'uso di pellet inquinato da Cernobyl e si vessino i cittadini a corrispondere anticipi per l'immissione nei centri abitati di gas le cui vicende mondiali renderanno sempre più caro e sempre in deflusso;

h) quale politica si farà per l'eliminazione di tutte quelle vetuste caldaie che immettono in cielo i fumi inquinanti del legnatico umido notoriamente insalubre e inquinante.

Etc. Etc.

Avrò migliore asciolto dal duo RINALDI-DI MARZIO il bianco e il rosso mescolato? Non so,

E Camilli come si comporterà se vince?

Onestamente penso che avrò una qualche fortuna se lui vince anche perché nella sua lista vedo confluito il mio amico e correligionario dottore Carmine Falsarone, peraltro copresidente di
ARS CICOLI.

Calogero Taverna             


I tuoi ricordi su Facebook
Lillo, sei importante per noi così come lo sono i ricordi che condividi. Abbiamo pensato che ti avrebbe fatto piacere rivedere questo post di 2 anni fa.
" …. guarderemo a quel mendicante che ogni giorno ci troviamo davanti la porta. Una presenza terribile con quella poca barba nerissima sul mento sfuggente; gli occhi grandi e acquosi, senza sguardo; la fronte schiacciata; il torace gonfio e bianco, sempre nudo sotto la sola giacca lurida. Collocheremo la sua figura presso la casa del più ricco del paese. Il quale in un paese tanto povero, è una presenza più inquietante del mendicante che collocheremo presso la sua porta. Un u...omo che ha saputo fare, dicono questi signori poveri; questi "galantuomini" la cui fortuna è tutta in un paio di salme di terra che vanno sciogliendosi, come zucchero nell'acqua, nelle esigenze dei figli che studiano fuori o si trascinano dietro una dote. Ma c'è un uomo. un pazzo tranquillo monologante logico; un uomo dalle pupille stravolte e ferme; una figura piena di gelida ira che sembra uscita da un quadro di Hieronymus Bosch - c'è quest'uomo che chiama le cose col loro vero nome, e crocchi di ragazzi stanno ad ascoltarlo, e spesso l'ascolto anch'io. E così "l’uomo che ha saputo fare" è chiamato semplicemente ladro. E ogni casa ha il suo buco nel tetto, e dentro vi guardano queste tremende pupille vitree e ferme. qualcuno tenta di sorridere. Ma è difficile, proprio difficile sorriderne. E il pazzo dice: tu sorridi come la lumaca sulla brace. E la testa con l'indice puntato, la testa alzata a non guardare chi lo circonda.
E così fermo resterà per noi al centro della piccola piazza”

[Leonardo Sciascia paese con figure - 1949 da iI fuoco all'anima - Adelphi.]
I tuoi ricordi su Facebook
Lillo, sei importante per noi così come lo sono i ricordi che condividi. Abbiamo pensato che ti avrebbe fatto piacere rivedere questo post di 2 anni fa.
" …. guarderemo a quel mendicante che ogni giorno ci troviamo davanti la porta. Una presenza terribile con quella poca barba nerissima sul mento sfuggente; gli occhi grandi e acquosi, senza sguardo; la fronte schiacciata; il torace gonfio e bianco, sempre nudo sotto la sola giacca lurida. Collocheremo la sua figura presso la casa del più ricco del paese. Il quale in un paese tanto povero, è una presenza più inquietante del mendicante che collocheremo presso la sua porta. Un u...omo che ha saputo fare, dicono questi signori poveri; questi "galantuomini" la cui fortuna è tutta in un paio di salme di terra che vanno sciogliendosi, come zucchero nell'acqua, nelle esigenze dei figli che studiano fuori o si trascinano dietro una dote. Ma c'è un uomo. un pazzo tranquillo monologante logico; un uomo dalle pupille stravolte e ferme; una figura piena di gelida ira che sembra uscita da un quadro di Hieronymus Bosch - c'è quest'uomo che chiama le cose col loro vero nome, e crocchi di ragazzi stanno ad ascoltarlo, e spesso l'ascolto anch'io. E così "l’uomo che ha saputo fare" è chiamato semplicemente ladro. E ogni casa ha il suo buco nel tetto, e dentro vi guardano queste tremende pupille vitree e ferme. qualcuno tenta di sorridere. Ma è difficile, proprio difficile sorriderne. E il pazzo dice: tu sorridi come la lumaca sulla brace. E la testa con l'indice puntato, la testa alzata a non guardare chi lo circonda.
E così fermo resterà per noi al centro della piccola piazza”

[Leonardo Sciascia paese con figure - 1949 da iI fuoco all'anima - Adelphi.]

venerdì 3 giugno 2016



...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo.

sabato 26 gennaio 2013

LA DONNA DEL MOSSAD - APOLOGO SUL CASO SINDONA parte prima

Calogero Taverna

La donna del Mossad

Proprietà esclusiva dell’autore (non in commercio)



http://2.bp.blogspot.com/-OelO1UjSwS0/UM2YshpXonI/AAAAAAAAAU4/UdlhPr7uFwg/s320/donna+del+Mossad.png

Prefazione (quattro righe, tanto per dire).

Questo è un romanzetto che si può leggere anche con una mano sola

(direbbe Rousseau), ma mi si farebbe un grosso torto.

Cosa voglio dimostrare?

· Contesto Sciascia che parla di Racalmuto quale isola nell'isola accanto all'isola uomo, all'isola famiglia e via di seguito. Un concetto raffinatissimo ma non persuasivo. Comunque io non lo condivido: Racalmuto invece scisto del mondo che tutto vi si riflette sia pure con un raggio pallidissimo, e da qui, come da ogni piccolo villaggio del mondo, si dipartono flebili ma veri, ma vivi, i singulti dell'umana sofferenza, dell'umano gioire, dell'umano redimersi. Un apologo? Guarda caso nella vicenda Sindona entrano - qualcuno da protagonista - il racalmutese Taverna, il racalmutese Sciascia, i racalmutese emigrati in Usa, i fratelli Macaluso, l'arciprete, la villa Macaluso, l'Interfinanza di Racalmuto, i costruttori racalmutesi dell'ambiguo villaggio di Lampedusa (ed io non so tutto). A Racalmuto approda una equivoca giornalista israeliana che poi sparisce nel nulla (la donna del Mossad) ed uno splendido giovanottone un mio nipote acquisito viene concupito da una splendida fanciulla israeliana che fa la spola tra il Lussemburgo, Palazzo Chigi, Birgi (al tempo della crisi libica) ed anche questa poi sparisce nel nulla. Guarda caso Sindona ha il più torbido conto (Nova Scotia) ove affluiscono strani fondi per Israele (o forse Mossad).



· b) Ma Racalmuto resta piccola e solare, goliardica e bevettola nella ricerca di sapori antichi di cibi afrodisiaci perduti, succube di impotenze erotiche in esplosione tra dotatissimi asini raglianti ed eruditismi da seminario maggiore. Ma là, lontano a Roma a Milano, a Mosca a Varsavia, a Londra, ad Atene a Gerusalemme, in Isvizzera, in Usa,nelle isole Cayman si dipana la grande crisi valutaria (al tempo di passaggio dai cambi fissi ai cambi flessibili) e l'eterna temibilissima speculazione planetaria deve vedersela con la controspeculazione che il concerto dei governatori di allora sanno bene orchestrare pilotando banche ultravigilate, sotto mentite spoglie di spregiudicati speculatori.



· c)e piccoli, insignificanti ispettorucoli, persino mal laureati, qualcuno soltanto capitano di lungo corso, vengono inviati a investigare verità che li trascendono, tecniche di cui ignorano persino il linguaggio. Sono strapagati, sono "arrapati" come ogni buon contadinotto strappato alla terra del Sud: i loro capi son peggio di loro: inventori dell'ora erotica, stupidi ma fedelissimi alla quaterna imperante (giganti, magari giganti del male, ma svettanti rispetto agli gnomi che li circondano che contro sole faranno magari ombre lunghissime, ma sempre gnomi restano).



· d) fortuna per loro che partito rabbiosamente marxista, sindacato genuinamente operaio (si chiamava USPIE), Rinaldo Scheda, Pistulon, Sandro, Ugo, Tommaso e soprattutto l'intellettualissimo Angelo facessero "vigilanza democratica" e presidio delle Istituzioni, dell'autonomia della Banca d'Italia. Una storia ignota, tutta da scrivere (che il romanzetto ovviamente non è in grado di sviscerare. Se non fosse stato per Ivo Turchetti, il sottoscritto sarebbe stato stritolato, messo alla gogna, mandato forse in galera dai vari Oteri, Ciancaglini ed un flaccido calvinista di cui mi sono scordato persino il nome.



· e) Mica posso riscrivere qui il romanzetto. Vi è altro, molto altro che deride Cammilleri, il modo siciliano di far giustizia penale, che per converso esalta il coraggio delle nuove generazioni di giornalisti locali,il vigore delle spinte etiche delle periferie di quel magmatico mondo che è la Regione Siciliana, che irride a Berlusconi, a Veltroni, alle gerarchie di partito, ai palazzi del potere romano. Troppa carne a cuocere in appena 72 cartelle: presunzione massima di un sicilianuzzu che senza la sua amata-odiata banca d'italia sarebbe rimasto a fare l'apprendista barbiere a Racalmuto cimentandosi magari nelle ruffianesche serenate tanto icasticamente vezzeggiate dal suo grande paesano Sciascia.


...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo.

sabato 26 gennaio 2013

LA DONNA DEL MOSSAD - APOLOGO SUL CASO SINDONA parte prima

Calogero Taverna

La donna del Mossad

Proprietà esclusiva dell’autore (non in commercio)



http://2.bp.blogspot.com/-OelO1UjSwS0/UM2YshpXonI/AAAAAAAAAU4/UdlhPr7uFwg/s320/donna+del+Mossad.png

Prefazione (quattro righe, tanto per dire).

Questo è un romanzetto che si può leggere anche con una mano sola

(direbbe Rousseau), ma mi si farebbe un grosso torto.

Cosa voglio dimostrare?

· Contesto Sciascia che parla di Racalmuto quale isola nell'isola accanto all'isola uomo, all'isola famiglia e via di seguito. Un concetto raffinatissimo ma non persuasivo. Comunque io non lo condivido: Racalmuto invece scisto del mondo che tutto vi si riflette sia pure con un raggio pallidissimo, e da qui, come da ogni piccolo villaggio del mondo, si dipartono flebili ma veri, ma vivi, i singulti dell'umana sofferenza, dell'umano gioire, dell'umano redimersi. Un apologo? Guarda caso nella vicenda Sindona entrano - qualcuno da protagonista - il racalmutese Taverna, il racalmutese Sciascia, i racalmutese emigrati in Usa, i fratelli Macaluso, l'arciprete, la villa Macaluso, l'Interfinanza di Racalmuto, i costruttori racalmutesi dell'ambiguo villaggio di Lampedusa (ed io non so tutto). A Racalmuto approda una equivoca giornalista israeliana che poi sparisce nel nulla (la donna del Mossad) ed uno splendido giovanottone un mio nipote acquisito viene concupito da una splendida fanciulla israeliana che fa la spola tra il Lussemburgo, Palazzo Chigi, Birgi (al tempo della crisi libica) ed anche questa poi sparisce nel nulla. Guarda caso Sindona ha il più torbido conto (Nova Scotia) ove affluiscono strani fondi per Israele (o forse Mossad).



· b) Ma Racalmuto resta piccola e solare, goliardica e bevettola nella ricerca di sapori antichi di cibi afrodisiaci perduti, succube di impotenze erotiche in esplosione tra dotatissimi asini raglianti ed eruditismi da seminario maggiore. Ma là, lontano a Roma a Milano, a Mosca a Varsavia, a Londra, ad Atene a Gerusalemme, in Isvizzera, in Usa,nelle isole Cayman si dipana la grande crisi valutaria (al tempo di passaggio dai cambi fissi ai cambi flessibili) e l'eterna temibilissima speculazione planetaria deve vedersela con la controspeculazione che il concerto dei governatori di allora sanno bene orchestrare pilotando banche ultravigilate, sotto mentite spoglie di spregiudicati speculatori.



· c)e piccoli, insignificanti ispettorucoli, persino mal laureati, qualcuno soltanto capitano di lungo corso, vengono inviati a investigare verità che li trascendono, tecniche di cui ignorano persino il linguaggio. Sono strapagati, sono "arrapati" come ogni buon contadinotto strappato alla terra del Sud: i loro capi son peggio di loro: inventori dell'ora erotica, stupidi ma fedelissimi alla quaterna imperante (giganti, magari giganti del male, ma svettanti rispetto agli gnomi che li circondano che contro sole faranno magari ombre lunghissime, ma sempre gnomi restano).



· d) fortuna per loro che partito rabbiosamente marxista, sindacato genuinamente operaio (si chiamava USPIE), Rinaldo Scheda, Pistulon, Sandro, Ugo, Tommaso e soprattutto l'intellettualissimo Angelo facessero "vigilanza democratica" e presidio delle Istituzioni, dell'autonomia della Banca d'Italia. Una storia ignota, tutta da scrivere (che il romanzetto ovviamente non è in grado di sviscerare. Se non fosse stato per Ivo Turchetti, il sottoscritto sarebbe stato stritolato, messo alla gogna, mandato forse in galera dai vari Oteri, Ciancaglini ed un flaccido calvinista di cui mi sono scordato persino il nome.



· e) Mica posso riscrivere qui il romanzetto. Vi è altro, molto altro che deride Cammilleri, il modo siciliano di far giustizia penale, che per converso esalta il coraggio delle nuove generazioni di giornalisti locali,il vigore delle spinte etiche delle periferie di quel magmatico mondo che è la Regione Siciliana, che irride a Berlusconi, a Veltroni, alle gerarchie di partito, ai palazzi del potere romano. Troppa carne a cuocere in appena 72 cartelle: presunzione massima di un sicilianuzzu che senza la sua amata-odiata banca d'italia sarebbe rimasto a fare l'apprendista barbiere a Racalmuto cimentandosi magari nelle ruffianesche serenate tanto icasticamente vezzeggiate dal suo grande paesano Sciascia.
Lillo Taverna ha aggiunto 17 nuove foto.
4 h
La mia vecchia robba a la Curma venduta ab immemorabili ora ridotta pressochè ad un cumulo di ruderi. Vi passai tutte le estati della mia infanzia. Che nostalgia!
Sotto i Vastuna di San Gniseppi ora belli e fioriti al Ferraro di Racalmuto.
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Commenti
Luigi Nonno Vasco Maestro cose' preistoria..hahaha..un abraccio nonno
Maria Pia Calapà FAMIGLIA: Asteraceae

GENERE: Artemisia
...Altro...
Lillo Sferrazza Papa Quanti " Papuotti' compreso mio padre a quei tempi a la Curma !!!!
Lillo Taverna Ieri ho calpestato il tuo terreno per accedere a quel che resta di la robba di ma nanna Cuncittina.
sulle mutevoli deformazioni della saga della Madonna del Monte dal 1700 ad oggi non vi possono essere molti dubbi. E prima? Mi va di adre alla alla professoressa Isabella Martorana  che nella sua tesi di laaurea testimoniavaa la popolare credenza della Madonna venuta da Trapani e non dallo "scaro di Punta Bianca" come crede di sapere il Caruselli. 

La tesi della professoressa Martorna è di grande risalto storico e andrebbe pubblicata. Sicuramente lì vi sono dati e notizie Martorana. Ora si dà il caso che proprio il Catalanotto quella eretica versione martoraniana invece autorevolmente avalla.

Leggiamo insime la XII "coroncina" del frate agostiniano scritta  o meglio pubblicata nel 1764:

Quali Terra o Città si pò' vantari
d'aviri avutu pri Spusa a Maria
impignata a vuliri ristari
comu Racalmutiu genti pia?
Trapani, e Chiaramunti poi chiamari
ntra la tò cara amata cumpagnia
cu chissi Maria nun vosi fari
comu a lu Munti s'impignau pir tia. 

Ecco qui chiara la citazione di Trapani. Certo c'è poi Chiaramonte credo Gulfi che sembra come quel grido consiliare: ed ora chi ci trasi la carrozza di li muorti cu la la putia di Maruzzu?
Penso che il Catalanotto pensasse a quella che poteva essere la sua città natale. Ovvio, congettura la mia. ma non cervellotica.

Da qui il canto asimmetrico della Martorana.

Di Trapani affaccià Maria di Gesu
'n coddu li marinara lu purtaru
li munaceddi subitu scinneru
lu velu a Maria cci arrialaru,

E prima?
E' certo che nel 1543 (possibile che quel 4 nelle tradizioni orali successive sia diventato 0 ed ecco la data presunta del 1503) vi era una statua di marmo al Monte: le carte episcopali di Agrigento annotano che s'inventariava "una figura di Nostra Donna diomarmaro". Nel 1543 Racalmuto era sotto la signoria di Giovanni III del Carretto, era "una singolare figura per prudenza e per intemerata virtù" (vedi il Baronio da me citato a pag. 54 del mio "La Signoria racalmutese dei del Carretto, caro Pio Martorana), ma non era conte. Si dovrà aspettare il  28 giugno 5^ ind. 1577da in cui FORSE (e sottolineiamo forse) in un discendente di Giovanni III GIROLAMO I otttene l'incefrto titolo do conte. (Ne accenniamo nel nostro La Signoria racalmutese del del Carrettio, pag. 66 e segg.) E guarda caso alla fine del Settecento il padre Figliola sostenuto dall'arcipretre D. Stefano Campanella vinse a Napoli un ricorso di ridimensionamento di quel pomposo titolo di Conte (v. sempre il mio La Signoria racalmutese dei del Carretto, pag,145).  Caro Pio Martorana ho motivo di incazzarmi e di dileggiare quando si trascurano i miei scritti?

Ma torniamo a noi. Nella visita pastorale del 1543 viene annotato che quell'appariscente statua di marmo della Vergine Maria aveva "sopra un Pavigliuni di cuttuni cun sua finza di sita russa, et una cultra vecha".

Per il Nalbone ciò avrebbe "dimostrato la vetustà  e l'estrema povertà della chiesa certamente di piccole dimensioni e con trascurabile culto". Dove abbia attinto queste informazioni il Nalbone non so. Eppure pur essendo un radiologo più attento alla pignoleria scientifica  che propenso a grandi voli di fantasia qui mi pare che si sbizzarrisca a sproposito.

Quanto alle piccole dimensioni a me risulta l'opposto. Del resto non doveva sfuggire al Nalbone quello che avevamo trovato insieme nelle nostre scorribamde nei sotterranei dell'archivio vescovile di Agrigento. Nel 1543 nella chiesa di Santa Maria di lu Munti aveva "sede  l'omonima confraternita " con ricche dotazioni ("onze quattro e tarì 20 di reddito sopra alcune proprietà terriere (nostra traduzione dal latino).". E già il 20 luglio del 1609 (molto prima del Signorino dunque) il vescovo Bonincontro precisa che in quella chiesa si conservava il "sacramento eucaristico ed era chiesa Arcipresbiteriale". che nell'Altare Maggiore vi era la statua marmorea ornata e indorata e alla sua sinistra vi era l'altare di Santa Lucia  ove c'era l'immagine di stucco di detta .Santa indorata; rilevate anche le reliquie dei santi Crispino e Crispiniano.

Che tanta espansione tanta disponibilità di rivestimenti indorati fossero da racchiudere in appena mezzo secolo non è iòpotesi sostenibile. Di sicuro un crescendo del culto e dell'attaccamento del popolo racalmutese a questa credo unica statua di marmo esistente in paese. Tant'è che il Vescovo Rhini il 17 luglio 1686 afferma in suo Breve che ormai siamo alle soglie del miracolo: il Monte diviene Chiesa Sacramentale perché si è in presenza "della venerabile  Chiesa della Miracolosissima Immaggine di Santa Maria del Monte". Da qui il popolo pio e santo è legittimato a pensare che una così miracolosa Immagine della Madonna debba venire da lontano miracolosamente, miracolosamente fermarsi a Racalmuto, miracolosamente prediligerci, miracolosamente impedire ai buoi di portala a. Castronovo- Dopo nell'Ottocento la saga si riempie di miracolosi dettagli: inesistenti conti e inesistenti principi che scendono a singolar tenzone per aggiudicarsi la santa immagine marmorea. E infine nel Novecento il trio Messana-Macaluso-Carbone farne da dramma sacro un pasticcio di cappa e spada con servitù meneghina con contesse e damigelle. Aspettiamo che nella prossima rielaborazione "poetica"  vi si insinui anche una toccante storia d'amore magari con qualche prurito erotico-sessuale.

Ma io resto legato alla storica "cultra vecha": vecchia di quanto? di appena un quarantennio? Non ci credo. Vecchia di molti più anni e quindi quella statua giunge a Racalmuto, penso commissionata a Palermo, molto prima della signoria di Ercole del Carretto. Del resto di codesto Ercole, almeno io, so poco: mi limito a scrivere nel mio "la Signoria racalmutese del Carretto" pag. 49  "scarne sono le notizie che abbiamo su Ercole del Carretto. Non sappiamo quando nasce; la morte cade invece nel gennaio del 1517. Sposò tale Marchisia di cui ignoriamo il casato". Caro Pio: può essere che altri sappia più di me. Se documentati si facciano avanti. Saremmo tutti lieti e contenti. Non so cosa ha scritto in proposito l'ex genero di Sciascia il prof. Fodale. Non ho mai voluto mai leggere quello che ha scritto un Nocino (amico della Noce) che ebbe ad irridere il mio "La Signoria Racalmutese dei del Carretto " come proprio tu avesti a raccontarmi.

Certo se retrodatiamo la venuta della Madonna del Monte nell'ultimo ventennio del 'Quattrocento allora davvero potremmo parlare di Madonna di scuola gaginesca e magari arrivare allo stesso Gagìni. Ma una statua di marmo non si fa certo a Racalmuto e costa molto. Quindi di sicuro vi è presso qualche rollo notarile la solita "apocha". Se c'è prima o poi verrà fuori e cesseremo di fare cervellotiche congetture ed inventarci miracoli alquanto sacrileghi.



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