sabato 2 agosto 2014

Ma passiamo ora al giornale principe di Sicilia. Nella stessa notte in cui avvennero i fatti delittuosi il cronista nisseno ecco come compendia l’impressionante tumulto di Riesi.




Ma passiamo ora al giornale principe di Sicilia. Nella stessa notte in cui avvennero i fatti delittuosi il cronista nisseno ecco come compendia l’impressionante tumulto di Riesi. Subito dopo invierà un altro messaggio un po’più esaustivo.

 

GIORNALE di SICILIA: 9/10 Ottobre 1919 (foglio interno)

I gravi fatti di Riesi

Conflitto fra dimostranti e forza pubblica.

Sette morti e numerosi feriti

                                                             Caltanissetta: 8, notte.


 

«Pervengono da Riesi notizie incerte e contraddittorie riguardanti fatti colà avvenuti e che sarebbero di una gravità eccezionale.

Pare che le locali agitazioni d’indole più politica che economica siano degenerate in veri e propri tumulti e che sarebbero anche avvenuti conflitti in cui i dimostranti ne avrebbero avuto la peggio.

Da persona scappata dal luogo riesco a sapere che stamane quasi improvvisamene parecchi nuclei di zolfatari e contadini si siano ribellati  alla forza che tentarono di disarmare, ma i carabinieri e i pochissimi soldati quando la loro pazienza fu al minimo fecero fuoco in piazza Garibaldi di pieno giorno e che vi sia o una mezza dozzina di morti e parecchi feriti.

La notizia divulgatasi in un baleno ha destato enorme impressione e tosto con una vettura automobile sono partiti per Riesi il Procuratore del Re, il Giudice Istruttore capo cav. Terenzio il maggiore dei carabinieri comandante la nostra divisione cav. Tartari . Sono  altresì partiti per ordine del Prefetto comm. Guadagnini e del questore cav. Presti ragguardevoli rinforzi con il commissario cav. Caruso capo di Gabinetto del Prefetto.

Appena potrò avere precisi particolari mi affretterò a comunicarveli. »

 

^ ^  ^

 

Abbiamo visto come è sintetico il cronista, ma abbiamo dovuto notare l’esaustività e la precisione del periferico giornalista del Giornale di Sicilia. La dinamica dei fatti viene così rappresentata.

 

Agitazioni più politiche che economiche – siamo già in pieno clima elettorale e il trapasso dalla prima grande guerra al quasi immediato avvento del Fascismo fu torbido specie per il ribollire dei delusi Reduci; fu trapasso che spiega furori popolari e mene partitiche.

Tanti dimostranti, apparentemente zolfatari e contadini, ma anche mestatori, teste calde che ancora vestivano la divisa militare si agitano scompostamente ed entrano “in conflitto” con le forze dell’ordine.

 

Il corrispondente ci dice che si tratta di “carabinieri” (ai quali un giovane commissario è arduo pendare che possa dare ordini; e aquell’epoca il Messana era solo questo) e “pochissimi soldati” non certamente comandabili da un civile (e un commissario qiesto è; un civile che può concertare ma non dare ordini a dei militari). Per me si deve escludere anche qui un qualche atto inconsulto del Mesana.

La furia di un popolo in rivolta desta paura. Vi sono facinorosi che si “ribelano alla Forca” e cerano persino di “disarmarla”. Crepita, sì crepita, è ipotizzabile, la mitraglia dell’esercito: una strage. Ma il Messana, non citato che presumo persino assente, a tutto concedere non aveva né l‘autorità né l’autorevolezza in quei concitati momenti di mettere da parte il giovane ufficiale, che sappiamo aliunde essere di Villarosa e chiamarsi Michele Di Caro, e addirittura - nolente l’ufficiale dell’esercito - sparare lui e fare lui una carneficina di un popolo di lavoratori. Eppure questa forsennata ipotesi è stata avanzata e addotta persino come verità indiscutibile. Trattasi di infamia, di postuma denigrazione (ci riferiamo all’intervento presso la Costituente dell’impetuoso Li Causi).

Ecco una frottola che non ha riscontro documentale e storico di sorta e che una diecina di anni fa, magari per esigenze cinematografiche, divenire indiscussa ricostruzione per raffigurare un Messana Stragista di Stato. Non si infama così un integerrimo Gran-Commis di Stato. Il Messana non fu,  non poteva essere, si guardò bene dall’essere il COLPEVOLE artefice di quella infame strage.  I denigratori dovrebbero fare resipiscenza, almeno a mezzo stampa. E corregere i loro calunniosi e infondati assunti.

 

LE CRONACHE DEL GIORNALE “L’ORA”

SUI FATTI DI RIESI DELL’OTTOBRE DEL 1919.

 

 

Data la mia deformazione professionale, mi sono accostato al caso Messana come se dovessi esperire in tre-quattro mesi un’ispezione bancaria approfondita ed essenziale per farne rapporto al signor Governatore, come fui uso in vent’anni di sudditanza ispettiva presso l’0rgano di Vigilanza della Banca d’Italia.

Così parto dall’esordio, come dire dai verbali del Consiglio di amministrazione, acquisendo i bilanci annuali del passato.

Per il gr. uff. comm. Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro  dottore Ettore Messana cerco di trovare le propaggini da cui è partito il Li Causi trent’anni dopo per crucifiggerlo come sanguinario stragista di Stato nella pur sepolta memoria dei fatti di Riesi risalenti all’ottobre del 1919.

Tutti parlano del 10 dell’11 Ottobre e il validissimo professore Casarrubea, forse vittima di un lapsus, sale addirittura al novembre del 1919.

Accedo alla Biblioteca Nazionale di Roma a Castro Pretorio e mi ingolfo nella consultazione di illeggibili bobine dei microfilm dei due giornali importanti siciliani  dell’epoca: l’Ora e il giornale di Sicilia. Con strumenti che dovrebbero essere modernissimi e che intanto occorre far funzionare manualmente metto alla fine le mani sulle cronache di quell’esecrato eccidio. Mi accorgo che tra l’Ora e il Giornale di Sicilia non vi sono differenze sostanziali nei riferimenti degli episodi che fecero onestamente molta sensazione.

Iniziamo dall’ORA che invero ho consultato dopo. Sapendo quello che aveva pubblicato il Giornale di Sicilia mi limito a questi brevi appunti:

 

«L’ORA – 9 ottobre 1919. “Grave conflitto a Riesi – 7 morti e venti feriti. [….] Dopo l’arresto del noto agitatore socialista Barberi Giuseppe ---  L’esigua forza impotente a fronteggiare la grandissima moltitudine…”»

 

Quindi trascrivo: «L’ORA di Palermo – prima pagina del 12 ottobre 1919.

-         A Riesi torna la calma, Caltanissetta 10 notte.

-         - All’alba di stamani truppe con agenti al comando del Commissario di P.S. Cav. Caruso e del maggiore dei carabinieri Tartari sono entrati a Riesi senza incontrare resistenza alcuna.

-         Nel  conflitto 10 dimostranti rimasero uccisi e circa 50 feriti .

-         Della truppa è stato ucciso anche il sottotenente del 76° Fanteria DI CARO MICHELE di Villarosa e due soldati sono stati feriti.

-         Aperta una inchiesta dal Procuratore del Re e il Giudice Istruttore.

-         Venne trattenuto soltanto l’avvocato Carmelo Calì di Mazzarino.»

 
Come primo assaggio non c’è molto quanto a contorno. Certo 10 lavoratori uccisi e 50 feriti nel mondo del lavoro gridano vendetta al cospetto di  Dio. Ma come e perché doveva essere artefice malefico il Messana resta un mistero.

Quello che in queste mie ricerche mi colpisce e mi addolora di più è il fatto che in tante postume celebrazioni, rievocazioni, truculenti filmati e paludati testi di storia siciliana, non ho ancora trovato una nota di commemorazione e di omaggio a questo figlio di Villarosa, il sottotenente del 76° Fanteria il giovane MICHELE DI CARO a cui la vita  cui fu troncata crudelmente. Con un colpo di pistola, quindi intenzionalmente. Caduto davvero  nel compimento del suo dovere che era quello di mantenere l’ordine pubblico – chiunque governasse, in quel tempo NITTI. Non so se gli fu conferita una qualche medaglia, non so se Villarosa ha reputato di onorarlo e ricordarlo come eroe.

La cinica cronaca di quell’epoca non ritiene poi di fare i nomi di quei modesti militi che furono feriti. In modo grave? Guarirono? Nessuno ha fatto ricerche. Erano semplici militari. Possibilmente parenti di quei rivoltosi, zolfatai e contadini che trucidavano e venivano trucidati.  Fratelli che uccidevano, ferivano fratelli Noi diremmo “compagni”.

Fiumi di inchiostro sono stati versati per queste vicende. Ma nessuna attenzione, nessun riguardo per  questi soldati che per un magro soldo mettevano a repentaglio la loro vita.

 


 

 
Non si ha tempo per loro: a distanza prima d mezzo secolo e dopo quasi un secolo si sprecano soldi, si sperperano fondi pubblici, si fanno trasmissioni televisive, si scrivono testi di presunta storia solo per esecrare, condannare, crucifiggere il meritevole, il servitore della Patria, l’eroe dell’ordine pubblico Ettore Messana. E ironia della sorte, né nei resoconti dell’Ora di Palermo, né in quelli del Giornale di Sicilia, né nelle carte che si custodiscono nell’ACS di Roma relativamente alle faccende del Ministero degli Interni di quel periodo, né in successive storie paesane, né in sentenze passate in giudicato troveremo mai il rispettabile nome di Ettore Messana, in damnatio memoriae sol perchè il Li  Causi lo ebbe in odio, ingiuriandolo  quale capo banda POLITICO (attenzione solo POLITICO) dei tempi tristi del banditismo siciliano capeggiato dal celeberrimo Giuliano da Montelepre.   

LE CRONACHE DEL GIORNALE “L’ORA”

LE CRONACHE DEL GIORNALE “L’ORA”
SUI FATTI DI RIESI DELL’OTTOBRE DEL 1919.
 
 
Data la mia deformazione professionale, mi sono accostato al caso Messana come se dovessi esperire in tre-quattro mesi un’ispezione bancaria approfondita ed essenziale per farne rapporto al signor Governatore, come fui uso in vent’anni di sudditanza ispettiva presso l’0rgano di Vigilanza della Banca d’Italia.
Così parto dall’esordio, come dire dai verbali del Consiglio di amministrazione, acquisendo i bilanci annuali del passato.
Per il gr. uff. comm. Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro  dottore Ettore Messana cerco di trovare le propaggini da cui è partito il Li Causi trent’anni dopo per crucifiggerlo come sanguinario stragista di Stato nella pur sepolta memoria dei fatti di Riesi risalenti all’ottobre del 1919.
Tutti parlano del 10 dell’11 Ottobre e il validissimo professore Casarrubea, forse vittima di un lapsus, sale addirittura al novembre del 1919.
Accedo alla Biblioteca Nazionale di Roma a Castro Pretorio e mi ingolfo nella consultazione di illeggibili bobine dei microfilm dei due giornali importanti siciliani  dell’epoca: l’Ora e il giornale di Sicilia. Con strumenti che dovrebbero essere modernissimi e che intanto occorre far funzionare manualmente metto alla fine le mani sulle cronache di quell’esecrato eccidio. Mi accorgo che tra l’Ora e il Giornale di Sicilia non vi sono differenze sostanziali nei riferimenti degli episodi che fecero onestamente molta sensazione.
Iniziamo dall’ORA che invero ho consultato dopo. Sapendo quello che aveva pubblicato il Giornale di Sicilia mi limito a questi brevi appunti:
 
«L’ORA – 9 ottobre 1919. “Grave conflitto a Riesi – 7 morti e venti feriti. [….] Dopo l’arresto del noto agitatore socialista Barberi Giuseppe ---  L’esigua forza impotente a fronteggiare la grandissima moltitudine…”»
 
Quindi trascrivo: «L’ORA di Palermo – prima pagina del 12 ottobre 1919.
-         A Riesi torna la calma, Caltanissetta 10 notte.
-         - All’alba di stamani truppe con agenti al comando del Commissario di P.S. Cav. Caruso e del maggiore dei carabinieri Tartari sono entrati a Riesi senza incontrare resistenza alcuna.
-         Nel  conflitto 10 dimostranti rimasero uccisi e circa 50 feriti .
-         Della truppa è stato ucciso anche il sottotenente del 76° Fanteria DI CARO MICHELE di Villarosa e due soldati sono stati feriti.
-         Aperta una inchiesta dal Procuratore del Re e il Giudice Istruttore.
-         Venne trattenuto soltanto l’avvocato Carmelo Calì di Mazzarino.»
Come primo assaggio non c’è molto quanto a contorno. Certo 10 lavoratori uccisi e 50 feriti nel mondo del lavoro gridano vendetta al cospetto di  Dio. Ma come e perché doveva essere artefice malefico il Messana resta un mistero.
Quello che in queste mie ricerche mi colpisce e mi addolora di più è il fatto che in tante postume celebrazioni, rievocazioni, truculenti filmati e paludati testi di storia siciliana, non ho ancora trovato una nota di commemorazione e di omaggio a questo figlio di Villarosa, il sottotenente del 76° Fanteria il giovane MICHELE DI CARO a cui la vita  cui fu troncata crudelmente. Con un colpo di pistola, quindi intenzionalmente. Caduto davvero  nel compimento del suo dovere che era quello di mantenere l’ordine pubblico – chiunque governasse, in quel tempo NITTI. Non so se gli fu conferita una qualche medaglia, non so se Villarosa ha reputato di onorarlo e ricordarlo come eroe.
La cinica cronaca di quell’epoca non ritiene poi di fare i nomi di quei modesti militi che furono feriti. In modo grave? Guarirono? Nessuno ha fatto ricerche. Erano semplici militari. Possibilmente parenti di quei rivoltosi, zolfatai e contadini che trucidavano e venivano trucidati.  Fratelli che uccidevano, ferivano fratelli Noi diremmo “compagni”.
Fiumi di inchiostro sono stati versati per queste vicende. Ma nessuna attenzione, nessun riguardo per  questi soldati che per un magro soldo mettevano a repentaglio la loro vita.
Non si ha tempo per loro: a distanza prima d mezzo secolo e dopo quasi un secolo si sprecano soldi, si sperperano fondi pubblici, si fanno trasmissioni televisive, si scrivono testi di presunta storia solo per esecrare, condannare, crucifiggere il meritevole, il servitore della Patria, l’eroe dell’ordine pubblico Ettore Messana. E ironia della sorte, né nei resoconti dell’Ora di Palermo, né in quelli del Giornale di Sicilia, né nelle carte che si custodiscono nell’ACS di Roma relativamente alle faccende del Ministero degli Interni di quel periodo, né in successive storie paesane, né in sentenze passate in giudicato troveremo mai il rispettabile nome di Ettore Messana, in damnatio memoriae sol perchè il Li  Causi lo ebbe in odio, ingiuriandolo  quale capo banda POLITICO (attenzione solo POLITICO) dei tempi tristi del banditismo siciliano capeggiato dal celeberrimo Giuliano da Montelepre.   

I miei auguri a Beniamino Bonadonna

Carissimo Ben, hai due anni meno di me, quindi ce ne hai di compleanni da festeggiare. Per questo odierno tuo genetliaco ti mando auguri con tanti ricordi risalenti al triennio 1951-53,  liceo Empedocle sez. A (elitaria). Tu peraltro eri figlio di un glorioso vicepreside, ne avevi diritto; io - montanaro - chissà come mi ci hanno fatto entrare. Eravamo pochini ma selezionati; nessuno di noi ha poi sgarrato nella vita. Cera Ave Gaglio che pregava e implorava per noi. Poi altri. Ricordi il prof. La Corcia? Già la Di Mauro dove la mettiamo.? Ma i colossi eravamo noi finiti in nove alla licenza liceale e tutti prpmossi a giugno con buoni voti. Ma c'eravamo aiutati nei compiti. Carissimo, diciamocelo senza eccessiva modestia: molti di noi abbiamo fatto storia. Certo c'era il primo della classe: Beppe  Cino. Non l'ho più rivisto. ma pare che Di Giovanni si sia fatto valere, E Colavolpe? Completa tu l'elenco. Ci fu una pecora proprio non bianca. Era mio paesano. Mi ha procurato qualche guaio. ma non fa niente. Ora tutti attorno agli 80 anni siamo perfetti. Ci debbono santificare. Anche me che rifiuto il paradiso. Abbracci fraterni.

vecchie mie querimonie sempre atuali

 
 
venerdì 31 gennaio 2014

Lillo Taverna Ecco cosa umiliavo ai viminaleschi appena nominati. Se l'esimio esponente regionale di M5S che è venuto a Racalmuto avesse voglia di spremersi le meningi prima di accingersi a qualche flop nell'inquisire a Sala D'Ercole quei marpioni forse i ruolisi invertirebbero.

Racalmuto, 3 giugno 2012-06-03

Oggetto: Postulazioni e proposte per i Sigg. Commissari

Gentilissimi Signori Commissari
del Comune di Racalmuto

Ho tentato in vari modi di far sentire la mia voce per un invito ad affrontare i problemi di questo paese da un’angolazione diversa, non preconcetta o impregnata di interessi troppo localistici e poco altruistici: ho scritto in vari blog; mi sono avvalso...
di F.B.; ho sfruttato la comunicabilità delle e-mail. Non ho ottenuto sinora molti risultati, salvo forse l’avere allontanata la Signora Ministra da un’astuta visita al Circolo Unione e salvo forse l’averla spinta ad una promessa di un dialogo aperto alle presenze democratiche e civili del paese. Che io sia un personaggio – nativo di Racalmuto ma cittadino romano da mezzo secolo – alquanto esotico e naturalmente per nulla profeta in patria, è forse cosa notoria.
Come premessa può bastare. Veniamo al dunque.
Mi permetto di segnalare una decina di drammatici aspetti della vita civile di questa comunità.
V’è la questione del piano regolatore, peculiare per una faccenda di ammissibilità edificatoria dello 0,20 % nelle campagne. Viene rappresentata (ed applicata – ed ora disapplicata) in termini disinformati e distorti. Decisioni consiliari del 1978, vincoli della Soprintendenza ai Beni Culturali, interferenze giuridiche della Regione, omissioni degli obblighi integrativi della normativa regionale del maggio del 1980, vanno soppesati e, là dove occorre, rettificati con saggia ponderazione ed oculato disinteresse come è nelle Vostre capacità e nel riconosciuto senso legale che vi è peculiare. Forse un incontro col sottoscritto, partecipe il competente Ufficio Tecnico, sarebbe non neghittoso.
Abbiamo l’anticipo di oltre 500 mila euro che modesti cittadini hanno versato nelle casse del Comune per una Gentilizia, o una tomba perpetua, che difficilmente il Comune potrà loro consentire per vincoli paesaggistici o per questioni legate a normative su doverose distanze dal Centro abitato. Da tempo si cerca di dirottare quei fondi per obiettivi lontani dagli intenti di chi quei fondi ha anticipato. Qui debbo essere necessariamente ermetico, ma resto naturalmente disponibile per ogni chiarimento ed approfondimento, che la mia
semisecolare attività ispettiva presso la Vigilanza sulle Aziende di Credito o presso il Ministero delle Finanze al tempo di Reviglio o presso l’AIMA (allora si chiamava così) mi consente con qualche non usuale competenza.
V’è la questione dell’ICI (ora IMU) che necessita di una rivisitazione organizzativa e di un assestamento legale, così come ebbi a segnalare in un articolo pubblicato nel Blog REGALPETRA LIBERA dell’ottobre scorso. Il signor commissario dell’epoca ritenne allora di poter fare lo gnorri. Le Signorie Vostre sono di ben altra pasta per non avere tempo e pazienza di appurare le smagliature che un ex ispettore tributario reputa sussistere nella doverosa imposizione fiscale di questo ente comunale.
Abbiamo patrimoni archivistici dispersi in vari locali inidonei e non aperti al pubblico. L’importante archivio comunale dell’Ottocento e del Novecento è finito nei locali della signorina Messana, umidi ed abbandonati, col rischio peraltro che gli eredi intentino causa al Comune per inottemperanza del vincolo di destinazione quale risulta dal legato testamentario.
Per converso, pur disponendo il Comune di un esuberante patrimonio edilizio, si pagano affitti salati, si distolgono edifici prestigiosi, tipo il Macello, per consentire a fatiscenti associazioni solo formalmente no-profit, attività ed utilizzi scarsamente rientranti tra le finalità pubbliche.
Resta invece misterioso il fatto che si cestinino proposte volte all’integrazione del patrimonio archivistico dello Stato Civile racalmutese – vulnerato dalla rivolta del 1862 – tramite l’interscambio con quello vetusto della Matrice (si veda una mia formale e reiterata richiesta).
Riaffiora, di tanto in tanto, l’assurdo dispositivo di errati vincoli archeologici. Si pensi che resta vincolata con decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del maggio 1980 la contrada di Pietralonga che appartiene al Comune di Castrofilippo (sic!) e rimane l’astuta inversione tra la sterile altura di Fra Diego e la sottostante radura stracolma di reperti archeologici sicani e non. Scandalosa, per converso, l’assenza di vincoli archeologici nelle interessantissime contrade dello Zaccanello, della Menta e della Noce. I lavori per l’ampliamento della Scorrimento Veloce si imbattono, lì, in ritrovamenti di Stationes di epoca romana e tutto limita ad un improprio assestamento di un angusto lembo di terra.
Non si comprende cosa si vuol fare ancora per il riassetto del Castello Chiaramontano. Non si sa chi e perché stia lavorando per un progetto di finanziamento per ulteriori due milioni di euro (sempreché sia attendibile la soffiata che abbiamo avuta).
Va rivisitata la direzione del sedicente Museo colà inventato. Crediamo di poterci proporre per un comitato scientifico ( a mero titolo di volontariato gratuito).
Altrettanto dicasi per la direzione del Teatro Comunale, la cui ultima composizione è illegittima per le tante osservazioni peraltro regolarmente verbalizzate in occasione del Consiglio Comunale, per la parte di competenza. Il Teatro comunque non dovrebbe servire per accoglienze di compagnie nazionali in cerca di sovvenzioni da parte della Regione e forse dello Stato. Vi dovrebbero avere accesso le filodrammatiche locali come ai tempi in cui Leonardo Sciascia faceva da regista nelle recite di testi di Ugo Betti, nonché quelle dialettali per riproporre, ad esempio, la “Pastorale” di padre Fedele da San Biagio oppure quelle altre che rinnovino tradizioni profondamente paesane quali la recita del Mortorio o Martorio che dir si voglia dell’Oriales. E noi andremmo oltre sperimentando la rappresentazione del testo in dialetto di Antonio Giudice che traduce l’Edipo Re in questa nostra lingua siciliana che non può non scaturire dal DNA discendente dalla colonizzazione greca del V secolo a.C., così come ci cimenteremmo in un’operazione culturale di rilevanza nazionale: proporre sulle tavole del palcoscenico del teatrro di Sciascia la rivalutazione di quel grande drammaturgo nisseno Rosso di San Secondo, cui – al di là delle insulse insolenze di qualche giornalista locale – si dà credito di essere emulo e forse superiore allo stesso Pirandello. Mi domando: perché non debba essere consentito ad uno come me – che il teatro lo ama, che ha vissuto la passione racalmutese della locale istituzione teatrale e che qualche titolo culturale reputa di poterlo vantare – di collaborare GRATUITAMENTE alla valorizzazione di una fondazione racalmutese che tanto costa alla collettività?

Se si volesse dare un seguito a questa mia, sono rinvenibile a Racalmuto, via F. Martorana, 11 bis, tel. 0922-948173 – e-mail calogerotaverna@live.it cell. 3291383700
Oppure a Roma, via Lorenzo Rocci, 68 00151, tel 0665742876

Con osservanza
 
 
 

L’AVVOCATO MIMMO RUSSELLO da FAVARA e il caso dell’ergastolano ostativo Alfredo Sole


 

L’AVVOCATO MIMMO RUSSELLO da FAVARA e il caso dell’ergastolano ostativo Alfredo Sole

L’avvocato Mimmo Russello di Favara si affretta a comunicarmi che ha già preso visione delle carte di Alfredo Sole e mi avvisa che appena le avrà studiate mi farà sapere. Sono veramente grato all’avvocato Mimmo Russsello di Favara: solerte, gentile, preparato, professionale. Sono sicuro che l’avv. Russello riuscirà a dare una svolta positiva a quest’intricato e tragico caso dell’ergastolano ostativo Alfredo Sole rinchiuso ad Opera con perfide elusioni delle nome costituzionali, penali e carcerarie.

L’avvocato Russello mi ha illuminato in un pranzo a Castrofilippo  sulla disciplina carceraria che in qualche modo stritola Alfredo ad Opera. Lo ha fatto con sapienza, competenza. approfondimenti  pandettistici, dottrinari e giurisprudenziali. Mi ragguagliava con elegante dire, razionalità, dialettica raffinata. L’avvocato Mimmo Russello di Favara è davvero un principe del foro, un esperto avvocato, un legale agguerrito. E poi, quello che non guasta, un tratto da vero gentiluomo, lungi dalla venalità dilagante nella sua categoria.

E se ne parlo bene io, notorio bastian contrario, vuol dire che siamo di fronte ad un eccezionale avvocato dell’agrigentino, terra dove di azzeccagarbugli ve ne sono tante e tanti ma valgono una cicca. E sono per di più costosi. L’avvocato Mimmo Russello mi ha tenuto zitto ed intento ad ascoltarlo per tutta la durata del convivio. Non è facile mettermi in silenzio. Ma Mimmo era davvero istruttivo. Se avete bisogno – e tutti prima o poi abbiamo bisogno: degli avvocati bisogna dirne tanto male ma non se ne può fare a meno – se. Dunque, avete bisogno di un legale, il mio consiglio è scontato.

3 ore fa

Ciao Lillo, leggo la lettera e ti faccio sapere la mia opinione.

circa un'ora fa

venerdì 1 agosto 2014

Il questore Messana e i fatti di Riesi


IL QUESTORE MESSANA E I FATTI DI RIESI
 

Il crucifige di Ettore Mesana si consuma il 15 luglio del 1947. Il gran sacerdote che ne vuole la fine è l’on. Li Causi: tre i capi d’accusa (politica). Desumiamoli dallo stesso Li Causi, da un suo arrabbiatissimo discorso all’Assemblea Costituente, pronunciato   nella Seduta del 15 luglio del1947.

Per il sanguigno grande esponente del comunismo siciliano del dopoguerra, Messana andava giubilato:

 

A)  Perché c’era da domandarsi: «Scelba come può ignorare che Messana ha iniziato la sua carriera facendo massacrare dei contadini siciliani? Il 9 ottobre del 1919, infatti, cadevano a Riesi più di sessanta contadini, di cui tredici morti: trucidati a freddo, sulla piazza, dove si svolgeva un comizio. I vecchi di quest'Aula ricorderanno come in quell'occasione il Ministero Nitti ordinò un'inchiesta mandando sul posto il generale dei carabinieri Densa, mentre la Magistratura iniziò un'inchiesta giudiziaria soprattutto per accertare le cause della morte misteriosa di un tenente di fanteria, che si rifiutò di eseguire l'ordine di far fuoco del Messana, che ne disapprovò apertamente la condotta, e che il giorno dopo fu assassinato …»

 

 

 

 

B)  « Messana è nell'elenco dei criminali di guerra di una nazione vicina; questo può far piacere ad una parte della Camera, la quale pensa: "Va bene, è un massacratore; però, di stranieri!"…»

 

C)  «Si ha, [ …] , questa precisa situazione, che il banditismo politico in Sicilia è diretto proprio dall'ispettore Messana: e l'ispettore di pubblica sicurezza, il quale dovrebbe avere per compito quello di sconfiggere il banditismo -- il suo compito veramente sarebbe quello di ssconfiggere il banditismo comune e non già quello politico -- l'Ispettore di pubblica sicurezza, dicevo, diventa invece addirittura il dirigente del banditismo politico.»

 

 

 

Ecco qui i tre capi di accusa: Riesi del 1919; Lubiana del 1941 (maggio)-giugno 1942; banditismo siciliano dal maggio 1945 al giugno del 1947.

 

Sono mesi che scartabelliamo faldoni, giornali, documenti vari, pubblicazioni vecchie. Ebbene: non ci possono essere dubbi. Nessuno può dimostrare che davvero in quel terribile 9 ottobre del 1919 ci fosse addirittura  un giovane agente di polizia che prese la “mitraglia” in mano nel campanile della chiesa prospiciente piazza Garibaldi e falcidiò sei, si disse in un primo momento, contadini rivoltosi; poi si disse dieci, poi invece si salì a quindici (qui sopra) e, di recente, dovendo sperperare soldi comunitari, sempre a Riesi, addirittura 20. Ci dispiace per Li Causi: non si può condannare alla damnatio memoriae un glorioso ispettore generale di Stato  sulla base di quello che avrebbero dovuto ricordare a distanza di quasi trent’anni ‘vecchi padri costituenti’. Vi poté pur essere stata una inchiesta del generale dei carabinieri Densa ma questa ammesso che si sia mai conclusa  nessun addebito poté formulare e formulò contro il giovane trentunenne cmmissario Messana, che, anzi, a fascismo consolidato e con Calogero Vizzini confinato, spiccò salti da gigante nei gradi della polizia e proprio perché senza macchia alcuna, lui figlio di un modesto e dissennato redditiere racalmutese, sperperatore del proprio patrimonio, lo sfaccendato Clemente Messama, diviene – giovanissimo - questore ed ebbe affidate questure strategiche del Nord. Ad onore e vanto della sua patria natia, Racalmuto.

Analogo discorso per quell’inchiesta giudiziaria: noi abbiamo reperito una relazione del Prefetto di Caltanissetta del successivo natale. Altri sono i colpevoli, i fatti avvennero in termini ben diversi dal facile populismo cui si abbandona, comprensibilmente , il Li Causi.  MESSANA, il grande assente. NON COLPEVOLE.

Nel 1934 dopo 15 anni – troppi o pochi a seconda delle tesi che si vogliono formulare – un quasi pastore valdese scrive una storia di Riesi. Quei truculenti fatti vengono rievocati. Sì, è vero: nella memoria della gente è scolpito che una mitraglia militare sparò e uccise tanta gente. Enfasi della memoria tanta. Si parla di un “commissario di Pubblica Sicurezza”, si dice che insieme ad altri due  un ufficiale dell’esetrcito ed un semplice soldato, in tre, tutti insieme eccoli a premere il grilletto del mitra. Fantasia. Improbabile. Ma a tutto concedere: il nome del Messana non c’è. Davvero Li Causi nella foga ciceroniana finisce con l’inventare e quindi diffamare e direi calunniare. Erano tempi incandescenti. Portella della Ginestra fu più di una sventura nazionale e - se le carte della N.A.R.A. già consultate dal prof. Casarrubea verranno tutte alla luce -sarà da parlare di crimine americano. Finalmente. Altro che insana criminalità di un ex giovane commissario di polizia in vena di scimmiottamenti dell’esecrando generale Bava-Beccaris fatto dal Re senatore del Regno.

 

Ma noi abbiamo cercato notizie vere, coeve, indubitabili. Abbiamo consultato i microfilm del giornale L’Ora di Palermo e il Giornale di Sicilia dell’epoca.  Messana non ci sta. I fatti son diversi da come amò trasfigurarli il Li Causi per sue polemiche politiche di stampo rosso scarlatto. Da vecchio comunista, per il quale la verità storica va piegata alla grande lotta di classe. Noi siamo per la lotta di classe ma di quelli che reputano che la VERITA’ E’ SEMPRE RIVOLUZIONARIA.
 

 

[segue]  

 
 
 
 
 

giovedì 31 luglio 2014

L'avvocato Mimmo Russello di FAVARA, io e l'ergastoano ostativo Alfredo Sole da Racalmuto.



 


 

 

 



Il mio carissimo amico Alfredo Sole risponde a due mie lettere. Si vorrebbe sforzare a scrivere con calligrafia un po' più decente.Lo sforzo c'è ma il risultato non è apprezzabile. Io però sono riuscito a leggere quella lettera, quelle tre facciate le propongo anche a voi. Sforzatevi e comportatevi di conseguenza. Un pensiero ci dovrebbe angosciare tutti quanti, o almeno quelli che stiamo seguendo questo caso, il caso di Alfredo Sole, ergastolano ostativo a giudizio non si sa più di chi e per che cosa, dato che è trascorso un quarto di secolo. Tanto rumore da parte di Camilleri, di Adragna, di bravi giornalisti alla Tano Savatteri e Felice Cavallaro. Ad un certo punto anche l'ex radicale Della Vedova si strappò le vesti. (Ma sì, il recapito informatico lo mostra, ho cercato un contatto; tutto vano; manco mi ha palesato se magari ne ha preso visione). Ebbene sembrò che almeno il suo vecchio e obsoleto computer al buon Alfredo glielo restituivano. Niente di niente. Se vuole scrivermi qualcosa lo faccia ma con la sua pessima calligrafia e rendendomi davvero ostica la lettura.

 

 Ossessionato mi sono messo la volta scorsa ad elemosinare pietà e aiuto a quegli avvocati di buona volontà che non fossero preda della mania di arricchimento. Quella su cui tanto contavo, si fece sì viva, ma in modo così pilatesco che non ne potei trarre vantaggio alcuno. Invece, molto sensibile è stato l'avvocato Russello di Favara. Mi ha offerto persino un pranzo a Castrofilippo pur di ascoltare la mia versione dei fatti. Potei essere di poco aiuto. Ne scrissi ad Alfredo: ed ecco cosa in fin dei conti mi dice. E' attanagliato da una ragnatela di trappole formali da far girare la testa. Si vede lontano un miglio che lo coglionano. Un po' si carica il mio amico Alfredo. Ha bisogno di illudersi. Io ora giro tutto all'avvocato Russello e vedrò se riesce lui, che è formidabilmente, abile a trovare una qualche scappatoia giuridica che dia un po' di speranza al caro Alfredo.

 

 Caro avvocato Russello, dammi una mano di aiuto. Ti ho visto quanto sei preparato e poi sei di gran cuore e meriti gratitudine. Non sei venale come tanti che fanno i filantropi e poi si muovono solo se ci scappa qualcosa per loro. Molti e molte di loro mi hanno profondamente deluso, disgustato e mi spingono ad essere pessimista io che per convinzione politica devo ostentare ottimismo comune e dovunque. Di solito lo faccio: ma stavolta non ci riesco- E poi dicono che non c'è giustizia a questo mondo.

 

 Carissimo Alfredo questa lettera è diretta a te. Il tuo blog l'hanno spento. La posta è lenta. Noi che viviamo fuori borbottiamo per inezie e per le poche volte che i consiglieri comunali potrebbero prendere un lauto gettone di 75 euro. Tu che stai perennemente entro in una stanzetta tre per tre ti sforzi persino ad apparire sereno. Così va il mondo. Ti abbraccio Lillo Taverna

 

 
Il mio carissimo amico Alfredo Sole risponde a due mie lettere. Si vorrebbe sforzare a scrivere con calligrafia un po' più decente.Lo sforzo c'è ma il risultato non è apprezzabile. Io però sono riuscito a leggere quella lettera, quelle tre facciate le propongo anche a voi. Sforzatevi e comportatevi di conseguenza. Un pensiero ci dovrebbe angosciare tutti quanti, o almeno quelli che stiamo seguendo questo caso, il caso di Alfredo Sole, ergastolano ostativo a giudizio non si sa più di chi e per che cosa, dato che è trascorso un quarto di secolo. Tanto rumore da parte di Camilleri, di Adragna, di bravi giornalisti alla Tano Savatteri e Felice Cavallaro. Ad un certo punto anche l'ex radicale Della Vedova si strappò le vesti. (Ma



 
 
Quante minchiate!!! Basta la iniziale stucchevole teoria di enfiata aggettivazione. Chi non sa scrivere, descrive. Vogliamo fare un dibattito? Io sono l'ispettore della Banca d'Italia che con venti righe costrinse Carli a far mettere in liquidazione coatta amministrativa (l'equivalente del fallimento di una normale azionaria) la Banca Privata Finanziaria. Ho una documentazione, che pur residua, sarebbe capace di  capovolgere tutta questa serie di cazzabubbole. In fin dei conti i quattro quinti di SOLDI TRUCCATI mi appartiengono. Ambrosoli non era dipendente della Banca d'Italia. Senza Ossola Ambrosoli non so cosa avrebbe fatto ma non sarebbe finito come è finito. Sostengo che senza il conto  della Nuova Scotia che incautamente l'Ambrosoli volle entrarvi senza capirci nulla non sarebbe finito pistolettato. Non era la Banca Privata Finanziaria la banca principe ma la Banca Unione neppure qui citata. Vi fu Bordoni che qui manco viene citato. Il problema doveva essere la Banca Privata ITAIANA che qui si ignora. Miceli? e quello che pubblica LOTTA CONTINUA nel trimestre Ottobre-dicembre del 1979? Marcinkus non era  cardinale, semplice arcivescovo-. Il grandissimo Mattioli, sì quello della Comit e dei quaderni dal carcere, inventa Sindona banchiere con una anticipazione stratosferica. Mi sarebbe piaciuto sentire chiamare in causa Macchiarella, denegarmi il ruolo del Mossad di cui al mio LA DONNA DEL MOSSAD. Mai vi fu balla più grossa della lista dei 500. Molto più tecnicamente bisogna parlare di "prestiti fiduciari" di cui al mio rapporto ispettivo e altro che 500 erano e state certi che Sindona - l'utile idiota tano più utile quanto più idiota della faccenda non ci capiva un cazzo. Bisognerebbe far resuscitare Ponello di cui parla il buon geronz nelle sue senili confessioni. Giudici alla Viola, come sono finiti? dove sono finiti? Baffi e Sarcinelli, furono attaccati non per Sindona ma per il CIS e diciamo Rovelli. I giudici ebbero in mano il mio SOLDI TRUCCATI. Colombo mi interrogò ma glissò.


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