sabato 16 luglio 2016

 

 





IL COMPAGNO GIOVANNI ANTONIO RINALDI













Santa Lucia di Fiamignano. Questa diremmo la sua periferia. Vi ho casetta. Sopra monti aspri estesi. Vi è Rascino con il suo proteiforme laghetto. E ancor più sù il CORNINO, come inaccessibile, anche se di recente hanno ottenuto fondi per dire di avere riesumato una strada francigena che dal Nord Europa arriverebbe sino a Capo Passero in Sicilia. Pur di far soldi, anche qui, non si va per il sottile.


Ma gente onesta qui, proba, scevra da violenze, senza mafia pur essendo avendo fatto parte del Regno delle Due Sicilie. Confina con lo Stato Pontificio. Possibilità un tempo per i briganti di farla franca. Ricercati in Baronia fuggivano nello Stato Pontificio. Inseguiti dagli scherani di Papa Sisto facile trovar ricovero in grotte come quella che si dice dimora del famoso bandito Viola, o in grotte sparse in questi monti tra il Velino e la Duchessa. Celeberrima Val dei Varri con guerriero longobardo tumulatovi. Pigorini trovò quell'avello se lo portò a Roma. Finì ben ricostruito nell'omonimo museo all'EUR. L'ho ricercato pochi anni fa. Sparito. Sto cercando di spingere le locali autorità a recuperarlo e magari ricostruire quella tomba all'interno della fascinosa caverna di Val di Varri: una infernale grotta da grandi speleologi; davvero SUBLIME in senso pittorico e filosofico.



In questa maliarda terra del Cicolano ho avuto la ventura di conoscere un grande uomo Giovanni Rinaldi, classe 1925, deceduto alquanto tragicamente dopo una scivolata sulla terra ghiacciata il 17 febbraio 2015.



Compagno per antonomasia, per quarant'anni abbiamo confabulato in Santa Lucia, concordi anche se lui fu e rimase comunista ortodosso sino alla fine dei suoi giorni, mentre chi vi parla ha tanto ondeggiato ideologicamente nella sua ormai lunga vita ma sempre ancorato a sinistra, all'estrema sinistra.



Giovanni Antonio Rinaldi nacque a Fiamignano ma la sua travagliata vita la visse nella frazione di Santa Lucia , una frazione che odia Fiamignano con tutte le sue forze. Santa Lucia, è piuttosto rossa mentre il capoluogo pende a destra, se non fascista di sicuro nutre sentimenti reazionari, tipo biancofiore ma dalla parte dell'estrema destra.






Il compagno Giovannuzzo come dicevan qui si industriò molto nell'arte casearia. Geniale, aveva valentìa impareggiabile. Quando mancavano le sofisticate tecnologie, lui usava le due dita congiunte per misurare la giusta temperatura. Meglio di un termometro. Ricordo una volta tra il miagolare di tanti gatti qualcuno anche nero a parlare a parlare per spiegarmi la sua abilità casearia. I suoi formaggi andavano a ruba. Venivano da lontano a comprarsi il suo cacio nelle classiche forme.
Aveva armenti in montagna. Mandria di rustica complessità di fronte alla Fonte dell'Ospedale, con acqua altamente diuretica.



Non proprio giovanissimo sposa una avvenente ragazza di Genzano, zona rossa. Approda a Santa Lucia la compagna Emma Trinca: intelligente, sagace, gentile, affezionata. Rende felice per decenni il compagno Giovannuzzo.



Il compagno Giovanni a Santa Lucia è capo naturale, la classe operaia lo segue, lo adora, pende dalle sue labbra, dalla sua cultura proletaria. Santa Lucia è terra sostanzialmente traumatizzata dal fascismo. Grossi gerarchi vi avevano dimora. Ma Giovanni più che avere a che fare con i vetero fascisti deve vedersela con i sognorotti del luogo, proprietari terrieri vessatori. Lotte contadine che si susseguono con Giovanni alla guida: tenace dura contrappositiva irriducibile.

Ma con i Balduzzi e con i Lugini i contrasti si attenuano: scatta l'umana simpatia. La reciproca stima.



Delle sue lotte contadine Giovanni molto mi parlò. Credo però che l'esaltazione mnemonica talora lo portasse a qualche esagerazione. Comunque grande uomo, sagace politico, temerario, combattente, inflessibile, coerente, impegnato.

Morì tra la stima e l'affetto di tutti. Salve compagno Giovanni.



Calogero Taverna




 


 



 









 


 





IL COMPAGNO GIOVANNI ANTONIO RINALDI








Santa Lucia di Fiamignano. Questa diremmo la sua periferia. Vi ho casetta. Sopra monti aspri estesi. Vi è Rascino con il suo proteiforme laghetto. E ancor più sù il CORNINO, come inaccessibile, anche se di recente hanno ottenuto fondi per dire di avere riesumato una strada francigena che dal Nord Europa arriverebbe sino a Capo Passero in Sicilia. Pur di far soldi, anche qui, non si va per il sottile.



Ma gente onesta qui, proba, scevra da violenze, senza mafia pur essendo avendo fatto parte del Regno delle Due Sicilie. Confina con lo Stato Pontificio. Possibilità un tempo per i briganti di farla franca. Ricercati in Baronia fuggivano nello Stato Pontificio. Inseguiti dagli scherani di Papa Sisto facile trovar ricovero in grotte come quella che si dice dimora del famoso bandito Viola, o in grotte sparse in questi monti tra il Velino e la Duchessa. Celeberrima Val dei Varri con guerriero longobardo tumulatovi. Pigorini trovò quell'avello se lo portò a Roma. Finì ben ricostruito nell'omonimo museo all'EUR. L'ho ricercato pochi anni fa. Sparito. Sto cercando di spingere le locali autorità a recuperarlo e magari ricostruire quella tomba all'interno della fascinosa caverna di Val di Varri: una infernale grotta da grandi speleologi; davvero SUBLIME in senso pittorico e filosofico.



In questa maliarda terra del Cicolano ho avuto la ventura di conoscere un grande uomo Giovanni Rinaldi, classe 1925, deceduto alquanto tragicamente dopo una scivolata sulla terra ghiacciata il 17 febbraio 2015.



Compagno per antonomasia, per quarant'anni abbiamo confabulato in Santa Lucia, concordi anche se lui fu e rimase comunista ortodosso sino alla fine dei suoi giorni, mentre chi vi parla ha tanto ondeggiato ideologicamente nella sua ormai lunga vita ma sempre ancorato a sinistra, all'estrema sinistra.



Giovanni Antonio Rinaldi nacque a Fiamignano ma la sua travagliata vita la visse nella frazione di Santa Lucia , una frazione che odia Fiamignano con tutte le sue forze. Santa Lucia, è piuttosto rossa mentre il capoluogo pende a destra, se non fascista di sicuro nutre sentimenti reazionari, tipo biancofiore ma dalla parte dell'estrema destra.






Il compagno Giovannuzzo come dicevan qui si industriò molto nell'arte casearia. Geniale, aveva valentìa impareggiabile. Quando mancavano le sofisticate tecnologie, lui usava le due dita congiunte per misurare la giusta temperatura. Meglio di un termometro. Ricordo una volta tra il miagolare di tanti gatti qualcuno anche nero a parlare a parlare per spiegarmi la sua abilità casearia. I suoi formaggi andavano a ruba. Venivano da lontano a comprarsi il suo cacio nelle classiche forme.
Aveva armenti in montagna. Mandria di rustica complessità di fronte alla Fonte dell'Ospedale, con acqua altamente diuretica.



Non proprio giovanissimo sposa una avvenente ragazza di Genzano, zona rossa. Approda a Santa Lucia la compagna Emma Trinca: intelligente, sagace, gentile, affezionata. Rende felice per decenni il compagno Giovannuzzo.



Il compagno Giovanni a Santa Lucia è capo naturale, la classe operaia lo segue, lo adora, pende dalle sue labbra, dalla sua cultura proletaria. Santa Lucia è terra sostanzialmente traumatizzata dal fascismo. Grossi gerarchi vi avevano dimora. Ma Giovanni più che avere a che fare con i vetero fascisti deve vedersela con i sognorotti del luogo, proprietari terrieri vessatori. Lotte contadine che si susseguono con Giovanni alla guida: tenace dura contrappositiva irriducibile.

Ma con i Balduzzi e con i Lugini i contrasti si attenuano: scatta l'umana simpatia. La reciproca stima.



Delle sue lotte contadine Giovanni molto mi parlò. Credo però che l'esaltazione mnemonica talora lo portasse a qualche esagerazione. Comunque grande uomo, sagace politico, temerario, combattente, inflessibile, coerente, impegnato.

Morì tra la stima e l'affetto di tutti. Salve compagno Giovanni.



Calogero Taverna




 


 



 









 


 

Il compagno Giovan ni Rinaldi di Santa Lucia di Fiamigano






IL COMPAGNO GIOVANNI ANTONIO RINALDI








Santa Lucia di Fiamignano. Questa diremmo la sua periferia. Vi ho casetta. Sopra monti aspri estesi. Vi è Rascino con il suo proteiforme laghetto. E ancor più sù il CORNINO, come inaccessibile, anche se di recente hanno ottenuto fondi per dire di avere riesumato una strada francigena che dal Nord Europa arriverebbe sino a Capo Passero in Sicilia. Pur di far soldi, anche qui, non si va per il sottile.



Ma gente onesta qui, proba, scevra da violenze, senza mafia pur essendo avendo fatto parte del Regno delle Due Sicilie. Confina con lo Stato Pontificio. Possibilità un tempo per i briganti di farla franca. Ricercati in Baronia fuggivano nello Stato Pontificio. Inseguiti dagli scherani di Papa Sisto facile trovar ricovero in grotte come quella che si dice dimora del famoso bandito Viola, o in grotte sparse in questi monti tra il Velino e la Duchessa. Celeberrima Val dei Varri con guerriero longobardo tumulatovi. Pigorini trovò quell'avello se lo portò a Roma. Finì ben ricostruito nell'omonimo museo all'EUR. L'ho ricercato pochi anni fa. Sparito. Sto cercando di spingere le locali autorità a recuperarlo e magari ricostruire quella tomba all'interno della fascinosa caverna di Val di Varri: una infernale grotta da grandi speleologi; davvero SUBLIME in senso pittorico e filosofico.



In questa maliarda terra del Cicolano ho avuto la ventura di conoscere un grande uomo Giovanni Rinaldi, classe 1925, deceduto alquanto tragicamente dopo una scivolata sulla terra ghiacciata il 17 febbraio 2015.



Compagno per antonomasia, per quarant'anni abbiamo confabulato in Santa Lucia, concordi anche se lui fu e rimase comunista ortodosso sino alla fine dei suoi giorni, mentre chi vi parla ha tanto ondeggiato ideologicamente nella sua ormai lunga vita ma sempre ancorato a sinistra, all'estrema sinistra.



Giovanni Antonio Rinaldi nacque a Fiamignano ma la sua travagliata vita la visse nella frazione di Santa Lucia , una frazione che odia Fiamignano con tutte le sue forze. Santa Lucia, è piuttosto rossa mentre il capoluogo pende a destra, se non fascista di sicuro nutre sentimenti reazionari, tipo biancofiore ma dalla parte dell'estrema destra.






Il compagno Giovannuzzo come dicevan qui si industriò molto nell'arte casearia. Geniale, aveva valentìa impareggiabile. Quando mancavano le sofisticate tecnologie, lui usava le due dita congiunte per misurare la giusta temperatura. Meglio di un termometro. Ricordo una volta tra il miagolare di tanti gatti qualcuno anche nero a parlare a parlare per spiegarmi la sua abilità casearia. I suoi formaggi andavano a ruba. Venivano da lontano a comprarsi il suo cacio nelle classiche forme.
Aveva armenti in montagna. Mandria di rustica complessità di fronte alla Fonte dell'Ospedale, con acqua altamente diuretica.



Non proprio giovanissimo sposa una avvenente ragazza di Genzano, zona rossa. Approda a Santa Lucia la compagna Emma Trinca: intelligente, sagace, gentile, affezionata. Rende felice per decenni il compagno Giovannuzzo.



Il compagno Giovanni a Santa Lucia è capo naturale, la classe operaia lo segue, lo adora, pende dalle sue labbra, dalla sua cultura proletaria. Santa Lucia è terra sostanzialmente traumatizzata dal fascismo. Grossi gerarchi vi avevano dimora. Ma Giovanni più che avere a che fare con i vetero fascisti deve vedersela con i sognorotti del luogo, proprietari terrieri vessatori. Lotte contadine che si susseguono con Giovanni alla guida: tenace dura contrappositiva irriducibile.

Ma con i Balduzzi e con i Lugini i contrasti si attenuano: scatta l'umana simpatia. La reciproca stima.



Delle sue lotte contadine Giovanni molto mi parlò. Credo però che l'esaltazione mnemonica talora lo portasse a qualche esagerazione. Comunque grande uomo, sagace politico, temerario, combattente, inflessibile, coerente, impegnato.

Morì tra la stima e l'affetto di tutti. Salve compagno Giovanni.



Calogero Taverna




 


 



 









 


 

La fattoria dell'emiro Musciarà a Culmitella

La fattoria dell'emiro Musciarà a Culmitella

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MUSCIARA' EMIRO di CULMITELLA



Nella nostra maniacale dedizione alla ricerca della veridica storia di Racalmuto - non quella inventata dalle presunte nobiliari famiglie a maggior gloria del loro supposto grande casato - ci siamo incontrati in un toponimo che molto ci ha incuriosito: MUSCIARA'. La fonetica è quella che ci hanno fornito oralmente. Non troviamo riscontri documentali. Il toponimo viene attribuito ad una vasta tenuta in contrada Culmitella. E là vi è una "gebbia" che la dice lunga sulla presenza araba in quel territorio. Quella tenuta con relativa gebbia oggi risulta da dotata di un cascinale agricolo piuttosto vasto con terrazza coperta ad archi in muratura per controllare senza essere avvistati. Mi si dice essere stata fattoria conventuale di grosso momento. Chi mi ha informato mostrava di sapere il fatto suo. Mia colpa non avere registrato o appuntato quel che mi si andava sciorinando. Ora mi trovo del tutto scoperto. Ma basterebbe poco per ricostruire questo importante aspetto della fondata storia racalmutese.



Mi domando cosa o chi potesse essere MUSCIARA'? Propendo per uno dei tanti emiri arabi che poterono insediarsi in fertili località agricole per metter sù fattorie che gli arabi sapevano ben coltivare. La zona è quella di Culmitella. E Culmitella è parte di una grande estensione freatica di chilometri quadrati ove sotto terra ristagnano laghi acquiferi inesauribili, sfruttati da parenti di arcipreti, da sacerdoti faccendieri di Canicattì e da ultimo violentati dalle imprese appaltanti della 630, ma mai tesaurizzati dalle indolenti anche se litigiose autorità locali.



I ritrovamenti archeologici di contrada Culmitella come delle altre contigue contrade sono stati indubbiamente molteplici, ma nulla è stato mai recuperato dalle varie Soprintendenze. Peppe Cipolla, mio caro amico da anni defunto, mi diceva che acquattatosi dietro a quegli archi terrazzati della sua villa a Musciarà aveva visto romani che impiantavano vigne nei dintorni portandosi via camionate di reperti archeologici, nell'assoluta indifferenza della autorità provinciali e locali. Vero o non vero non sappiamo, ma paiono notizie attendibili.



Da lì, peraltro, passava la via romana che collegava Akrakas con il Casale di Piazza Armerina. Per quei ritrovamenti di cui si ha notizia, fondata ci pare la tesi che vi fosse una 'statio', che dovette essere persino molto abitata. Tombe in porfido giacciono sepolte e segrete nei dintorni.



So di parlare al vento. Vox clamantis in deserto. Ma chissà, a forza di gridare al lupo, non è da escludere che qualche cacciatore ci renda giustizia.



Appunto perciò, con un po' di fantasia, MUSCIARA' fu di certo un emiro arabo, alto , barba fluenre, carnagione olivastra ed ammalianti occhi verdi. Penso che quelle lastre in porfido rinvenute e trafugate allo Zaccanello contenessero il maestoso corpo dell'arabo Musciarà, emiro del subfeudo di Culmitella.



Calogero Taverna



Emiro




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Emiro (in arabo: أمير, amīr), significa letteralmente "comandante", persona cioè che detiene l'autorità per emettere un ordine (amr) e per vederlo eseguito.
Esso è utilizzato come titolo reale per i monarchi arabi in alcuni paesi islamici. In passato era utilizzato anche per il sovrano del Bahrein.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine, che di per sé non avrebbe alcuna valenza spirituale, acquista un significato del tutto particolare quando si fa riferimento all'espressione araba Amīr al-muʾminīn, cioè "Comandante dei credenti" che, dall'epoca del secondo Califfo, ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, divenne il perfetto sinonimo di "Califfo".
Il termine ha poi acquisito un significato caratterizzato dalle sole valenze militari o politiche e quindi servì a indicare regnanti anche di grandi entità statali, ma teoricamente posti su un gradino inferiore comunque al Califfo.[1]
Tale sostantivo viene anche adoperato dal XXI secolo da varie organizzazioni terroristiche gihadiste per indicare un militante posto a capo di un'area sotto il controllo dell'organizzazione.

Emirati esistenti[modifica | modifica wikitesto]



MUSCIARA' il verace vino di Culmitella spremuto nelle fattorie SCIME'

  MUSCIARA' il verace vino di Culmitella spremuto nelle fattorie SCIME'

 
 
Si sì sono io che ho chiamato ed è dall'articolo che ha appena pubblicato che ho preso spunto per il nome del vino
 
 
 

Calogero Taverna
Occorrerebbe fare un convegno in proposito. Mi pare che sei amico di Salemi. Nel suo bar sotto il patrocinio del Comune si potrebbe tenere un incontro sulla CIVILTA' ARABA nel subfeudo di Culmitdella. Se organizzato per Settembre, vi potrei tenere una prolusione con dibattito aperto al pubblico. Una mostra fotografica ove campeggi la tua bella BOTTIGLIA di vino MUSCIARA' sarebbe una grossa chicca pubblicitaria con riflessi sul Bar Salemi.
Tu e Giuseppe Scimè avete stretto amicizia. Invia un messaggio a questa persona per salutarla!
grazie per avere accettato la mia amicizia. Affettuosità
È un piacere, grazie a lei per le importanti informazioni.
Quindi sei tu quello che mi ha telefonato stamattina. Ti preciso che ho già rintracciato un mio vecchio appunto su Musciarà e l'ho pubblicato. Ho visto che a Siracusa il nome Musciara è piuttosto noto. Quanto a Racalmuto, reputo che Musciarà sia stato un califfo arabo che aveva una fattoria ove eresse una gebbia tuttora esistente in contrada Culmitella accanto alla ROBBA di Tulumello-Cipolla. Questa fu fattoria importante sino all'Ottocento. Insiste nella contrada Culmitella (toponimo racalmutese che suona CURMITEDDRA, landa leggermente collinare, piccola collina). Fu subfeudo dei Del Carretto. Nell'antica Rona era una STATIO lungo il tracciato di una strada consolare che congiungeva Agrigentum  [Akrakas] con il Casale di Piazza Armerina. Il centro era in territorio canicattinese in contrada Vito Soldano.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Si sì sono io che ho chiamato ed è dall'articolo che ha appena pubblicato che ho preso spunto per il nome del vino
 
 
 
Calogero Taverna
Occorrerebbe fare un convegno in proposito. Mi pare che sei amico di Salemi. Nel suo bar sotto il patrocinio del Comune si potrebbe tenere un incontro sulla CIVILTA' ARABA nel subfeudo di Culmitdella. Se organizzato per Settembre, vi potrei tenere una prolusione con dibattito aperto al pubblico. Una mostra fotografica ove campeggi la tua bella BOTTIGLIA di vino MUSCIARA' sarebbe una grossa chicca pubblicitaria con riflessi sul Bar Salemi.

MUSCIARA' il verace vino di Culmitella

MUSCIARA' il verace vino di Culmitella
 
 
Tu e Giuseppe Scimè avete stretto amicizia. Invia un messaggio a questa persona per salutarla!
grazie per avera accettato la mia amicizia.Affettuosità
È un piacere, grazie a lei per le importanti informazioni.
Quindi sei tu quello che mi ha rtdelefonato stamattina. Ti preciso che ho già rintracciato un mio vecchio appunto su Musciarà e l'ho pubblicato. Hi visto che a Siracisa il nome Musciara è piuttosto noto. Quanto a Racalmuto, reputo che Musciarà sia stato un cliffo arabo che avva una fattoria ove eresse una gebbia tuttora esistente in contrada Culmitella ccanto alla ROBBA di Tulumel,lo-Cipolla. Questa fu fattotria importrante sino all'Ottocento. Insiste nella contrada Culmitelkla (toponimo racalmutese che suona CURMITEDDRA, landa lggermente collinare, piccola collina). FDu subfeudo dei Del Carretto. Nell'antca Rona era una STATIO liu ngo il tracciato di una strrada consolare che congiungeva AGrigentunm con ikl Casale di Piazza Armerina. Il centro era in territorio canicattinese in ViTo Soldano.
Si sì sono io che ho chiamato ed è dall'articolo che ha appena pubblicato che ho preso spunto per il nome del vino
Calogero Taverna
Occorrebbe fare un convegno in proposito. Mi pare che sei amico di Salemi. Nel suo bar sotto il patrocinio del Comune si potrebbe tenere un incontro sulla CIVILTA' ARABA nel subfeudo di Culmitdella. Se organizzato per Settembre, vi potrei tenere una prolusione con dibattito aperto al pubblicoe. Una mostra fotografica ove campeggi la tua bella BOTTIGLIA di vino MUSCIARA' sarebbe una grossa chicca pubbicitaria con riflessi sul Bar Salemi.
BENVENUTI
A Siracusa, antica città greca, capitale del Barocco, sul porto piccolo in una cornice di sole e di mare: il resort Musciara.
Riservata solo ad un pubblico adulto, l’antica Maison d’hòtes è inondata di luce ed elegantemente ristrutturata, gode di una atmosfera intima ed  esclusiva, ed una posizione unica in riva al mare!
La Maison è stata arredata con charme, privilegiando il lavoro di abili artigiani del posto: archi in pietra locale, soffitti di legno sbiancato, tessuti di pregio.
Undici camere, tutte con vista mozzafiato e la Suite con due ampie terrazze di cui una a strapiombo sul mare, godono di affaccio sulla spiaggia; il clima caldo da aprile a fine ottobre fa di quest’angolo ricavato in una delle strade più celebrate dagli storici, un vero paradiso!
Il Resort offre anche la possibilità di soggiornare presso una delle nostre 3 case indipendenti, tutte con vista mare, situate a 50 m. dalla Maison.

La gebbia di Musciarà a Culmitellà

L’ARCHEOLOGIA DI …. REGALPETRA


Sull’archeologia di Racalmuto (l’archeologia di Regalpetra) tanto ormai si è scritto, tanti vincoli sono stati apposti (magari in località sbagliate, magari invertendo le particelle catastali interessate), frettolose ricoperture (ma non tanto da evitare le spoliazioni dei tombaroli) di affioramenti di arcosoli (confusamente designati come databili nel periodo “greco-romano-bizantino” – come dire in mille e cento anni con in mezzo la nascita di Cristo) si sono impunemente potute perpetrare, e così via di seguito in un cahier de doléances chissà quanto lungo.

Ma il desolante risultato è quello di una Racalmuto archeologica ignota alla scienza e solo appiglio a locali eruditi (compreso chi parla) per congetture le più sballate e le più cervellotiche che si possano immaginare: e dire che questo centro dell’omonimo altipiano può considerarsi un archivio del vivere dei sicani (molto di più della vicina e reclamizzata Milena), uno scrigno di testimonianze micenee, greche, romane, bizantine ed proto arabe. Ora l’ing. Cutaia dimostra inconfutabilmente che la ceramica araba normanna era di casa a Garamoli. Il sottoscritto è certo della presenza di ceramica protoaraba sotto le torri del Castello Chiaramontano. Il padre Cipolla - su cui ci intratterrà per la prima volta in modo serio lo scrittore compaesano Pierino Carbone – ha rinvenuto nell’atrio del Castello un sorcofago romano del IV secolo dopo Cristo ed un coperchio bizantino di un sarcofago coevo evidentemente ancora non rinvenuto.: segni evidenti di un continuum cimiteriale romano-bizantino nei prati poi edificati da Giovanni III del Carretto ultimo barone di Racalmuto (ante 1560).

Sempre, chi parla, per la sua passionaccia per l’antico Racalmuto, ha scoperto una necropoli bizantina al confine tra Vircico ed il Ferraro. Una strana tomba, a mezzo tra la tomba sicana tipo Fra Ddecu e quella a tholos d’influenza micenea, resta negletta in contrada Ciaula: zona quest’ultima di discarica comunale pur annoverando nel raggio di 500 metri questa testimonianza pre-micenea, vecchie miniere di zolfo abbandonate ove si rinvennero nell’Ottocento quelle Tabulae o Tegulae sulphuris che non diedero gloria al rinvenitore avv. Picone (ma al già illustre Mommsen, sì) e un magnifico esemplare di mulino ad acqua, operante già nel 1576, capolavoro di ingegneria idrualica.
Le tombe a tholos disseminate alla Noce sono state fagocitate dalle casine dei nuovi ricchi o dei nuovi portenti letterari; i ruderi romani della Menta e di Culmitella volatilizzati; i manufatti arabi di Musciarà (contrada Culmitella) deperiscono ignoti e maltrattati; le varie necropoli sicane del Castelluccio, del Serrone, del Saraceno, della Scorrimento Veloce sparite (c’è chi dice perché dopo
i bulldozer arrivano camion targati RM e partono – si sussurra - per ripostigli di primari ultra locupletatisi); una razzia postbellica di reperti funerari di Grotticelle, Judì, Casaliviecchi, Ruviettu, Sirruni servirono ad una indebita assoluzione di sequestratori di persone, data la passione per le antichità di un piccolo giudice aliunde, poi, osannato; apposto un vincolo archeologico di primo grado alle Grotte di Fra Ddecu, invece di segnare per il vincolo le particelle catastali a valle (ove il sig. Palumbo reputa vi sia una frequentazione umana sicana, quindi sicano-micenea, quindi greca, e poi romana, bizantina ed araba), si vanno a segnare quelle a monte, archeologicamente neutre, danneggiando gente e terre sterili di reperti ma valide per l’agricoltura; una fontana araba dell’anno Mille al Vozzaro si è potuta salvare solo per la intrusione del meritevole Giacomino Lombardo, ma

venerdì 15 luglio 2016

Bryonia a S. Lucia di Fiamignano

Bryonia a S. Lucia di Fiamignano
Viene a trovarmi il mio amico BERNARDO RICCIARDI, enciclopedico, facondo, archeologo, botaaico. Nato a Castagneta come dire il cuore del Cicolano che con la sua pentapoli (S, ELPIDIO, TOR di TAGLIO, ALZANO, CASTAFGNETA e PETRIGNANO ) dicono Vaticano per far rima con Petrignano. Mi guarda quel che resta del mio giardino. Dopo la falciata di Ofente, ben poco. Ma fuori, addossato alla rete un rettangolo di verde fitto, fiorito, pieno di ortiche ed anche di quelle che chiamano er...
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Bryonia

 
 
Viene a trovarmi il mio amico BERNARDO RICCIARDI, enciclopedico, facondo, archeologo, botaaico. Nato a Castagneta come dire il cuore del Cicolano che con la sua pentapoli (S, ELPIDIO, TOR di TAGLIO, ALZANO, CASTAFGNETA e PETRIGNANO ) dicono Vaticano per far rima con Petrignano. Mi guarda quel che resta del mio giardino. Dopo la falciata di Ofente, ben poco. Ma fuori, addossato alla rete un rettangolo di verde fitto, fiorito, pieno di ortiche ed anche di quelle che chiamano erbacce e che mi stanno a cuore. Ma ecco che si è abbarbicata alla rete una gran troffa di BRYONIA, Ne parlo con la professoressa Maria Pia con villa in Vulcano. Vulcano ella stessa subito a pubblicare nei suoi FIORI SPONTANEI un bel fiore di BRYONIA. A me solo l'incombenza di testimoniare i  boccioli che fioriranno della benefica BRYONIA. Calogero Taverna  
DESCRIZIONE
Bryonia, il cui nome scientifico è Bryonia alba, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Cucurbitaceae, la stessa dei cocomeri e delle zucche. E’ nota anche con il nome comune di Vite bianca o Zucca marina o ancora Rapa del diavolo. Cresce lenta e strisciante, senza dare nell’occhio, lungo le siepi, le macchie ed i boschi di zone temperate e fredde dell’Europa meridionale. In Italia è molto comune e vive in tutte le regioni ad eccezione della Sardegna. Presenta una grossa radice carnosa a forma di rapa, fusti ramosi e rampicanti con lunghi viticci a spirale, foglie alterne di colore verde opaco e di forma palmato-lobata simile a quelle della vite o dell’edera, fiori piccoli con calice a tubo diviso in 5 lobi e corolla a campana, anch’essa a 5 lobi, di colore gallo pallido striato di verde, frutti costituiti da bacche globose e lisce, della grandezza di un pisello, di colore verde che diventa rosso vivo a maturazione. Fiorisce da aprile a maggio. L’intera pianta è velenosa, in particolare le radici e le bacche. L’ingestione accidentale, anche di poche bacche, può causare irritazioni gastro-intestinali molto serie, con vomito e diarrea. Dosi più elevate possono risultare fatali, conducendo alla morte per arresto cardio-circolatorio. Lo stesso contatto con la pelle può produrre irritazioni cutanee con la formazione di ulcere e vescicole. Per questi motivi, anche se le proprietà terapeutiche della pianta sono note sin dai tempi antichi, oggi non è più utilizzata né nella medicina tradizionale né in fitoterapia ma solo in omeopatia.
Il rimedio omeopatico Bryonia si ottiene dalla Tintura Madre delle radici fresche della pianta Bryonia alba raccolte prima della fioritura, diluita e dinamizzata.
Per ulteriori informazioni sulla preparazione, consultare l’articolo “Rimedi omeopatici: origine” della sezione del sito “Approfondimenti”.
CARATTERISTICHE DEL RIMEDIO
Bryonia è uno dei principali policresti dell’omeopatia. La sua azione interessa principalmente il sistema nervoso centrale, la pelle, le membrane mucose, sierose e sinoviali. E’ essenzialmente un rimedio del dolore ed è indicato soprattutto quando i sintomi sono dovuti a malattie causate da microrganismi patogeni o a stati tossici o a stati collerici. E’ usato nelle malattie dell’apparato respiratorio, dell’apparato digerente, nei casi di influenza, nel reumatismo muscolare ed articolare per il quale si rivela uno dei più efficaci rimedi.
Bryonia è il rimedio delle situazioni acute e sub-acute che si manifestano lentamente, cioè che ad es. compaiono il giorno dopo, a differenza di Aconitum e Belladonna (altri due grandi policresti) i cui sintomi compaiono dopo poche ore. I dolori vanno e vengono, fino a divenire fissi. I suoi stati acuti sono spesso accompagnati da febbre e da cefalea congestizia migliorata da una forte pressione su tutta la testa (come Belladonna). Ha un’azione meno rapida di Aconitum, ma più profonda negli effetti, per cui spesso viene somministrato nel momento in cui Aconitum non si rivela più efficace.
Il soggetto si ammala quando si espone a sbalzi di temperatura, cioè quando si raffredda dopo essersi accaldato e viceversa, come ad es. quando sopraggiunge il caldo dopo giorni freddi, oppure quando beve bevande eccessivamente fredde o ghiacciate per rinfrescarsi, ecc. Nei casi di malattie dell’apparato respiratorio, di cefalea e di gotta, il soggetto avverte dolore agli occhi quando li muove, che risultano infiammati e rossi e per questo sono definiti dagli omeopati “occhi artritici”.
Le altre caratteristiche di Bryonia sono il rossore, la secchezza delle labbra e delle mucose, la sete di grandi quantità di acqua che vengono bevute a lunghi intervalli, l’aspetto dell’ubriacone (meno che in Baptisia). Le feci sono sempre dure, secche e difficili da espellere. Per paradosso si possono avere episodi di diarrea. I disturbi passano da una parte all’altra del corpo, cioè la cefalea precede o accompagna il raffreddore, la tosse, l’artrite, la stipsi. I sintomi migliorano con una forte pressione (tranne che all’addome), con un’abbondante sudorazione, con il freddo e le bevande fredde, con il riposo e stando coricati sul lato dolente (a differenza di Belladonna ove i disturbi polmonari si aggravano coricandosi sul lato dolente). I sintomi peggiorano con il calore, al risveglio, dopo i pasti, con la tosse, con un leggero contatto e con il movimento (al contrario di Rhus toxicodendron ove migliorano muovendosi). Il calore locale, tuttavia, può migliorare alcuni sintomi articolari, gastrici e le cefalee non congestizie. Un’altra caratteristica tipica del rimedio è l’aggravamento generale verso le 9 di sera.
Il tipo Bryonia generalmente è di colorito bruno, ha umore cattivo, è facilmente irritabile, è collerico (la collera aggrava tutti i suoi sintomi e/o ne provoca altri), vuole qualcosa ma non sa che cosa, detesta la compagnia, è incline alla veemenza. Pur desiderando di rimanere immobile, per non aggravare i suoi sintomi, non riesce a stare fermo: ha un’agitazione ansiosa
Bryonia è uno dei rimedi costituzionali dell’omeopatia, la cui costituzione si colloca tendenzialmente tra la sulfurica e la carbonica, potendosi definire sulfo-carbonica. I suoi sinergici possono essere Sulphur, Sulphur iodatum (nelle fasi acute), Alumina, Lycopodium (nelle fasi croniche), Natrum muriaticum, Rhus toxicodendron, Phosphorus. Gli antidoti, da usare nei momenti acuti, possono essere Aconitum (specie nella febbre del primo giorno), Kali carbonicum, Pulsatilla (per l’apparato respiratorio), Rhus toxicodendron (nei dolori articolari), Camphora, Ignatia, Nux vomica (nell’ansia).
USO DEL RIMEDIO
Il rimedio omeopatico Bryonia si usa nei seguenti principali casi, quando i sintomi corrispondono e si associano alle caratteristiche del rimedio stesso.
1) CEFALEA. Mal di testa che può sopraggiungere dopo un alterco, un’arrabbiatura (come Staphisagria ove il soggetto si infuria, litiga, diventa nervoso, non può dormire la notte e gli viene il mal di testa) od anche dopo aver compiuto un lavoro con le braccia. La testa sembra scoppiare, è come se si spaccasse, è pesante. Il dolore inizia al mattino ed aumenta gradualmente fino a sera. In genere le stanze calde e gli ambienti chiusi sono nefasti per le cefalee di Bryonia; quelle non congestizie migliorano però con il calore. Il mal di testa migliora con una forte pressione e con il fresco e peggiora con il movimento, tant’è che il soggetto desidera stare immobile al buio con la finestra aperta. La cefalea è spesso concomitante con stipsi ed altri disturbi digestivi, con vertigini, con febbre.
2) NEVRALGIE. Nevralgia del trigemino, cervico-brachiale con rigidità dei muscoli della nuca e del collo. Sciatica.
3) VERTIGINI. Vertigini che si presentano soprattutto al mattino alzandosi, per cui occorre stendersi nuovamente e rimanere immobili. Il solo gesto di alzare la testa o semplicemente di girare gli occhi, può provocarle od aggravarle.
4) OCCHI. Infiammazione degli occhi e delle palpebre, con gonfiore, rossore e dolore, che peggiorano con il calore, con un leggero contatto e con il movimento, soprattutto nei soggetti che soffrono di reumatismi, gotta e malattie dell’apparato respiratorio. Irite.
5) BOCCA e GOLA. Bocca, labbra, lingua e gola secche e aride. Lingua ricoperta da una spessa patina bianca. Gusto amaro e sete intensa di grandi quantità di acqua. Afte. Alitosi. Faringite con raucedine e difficoltà a deglutire.
6) APP. DIGERENTE. Difficoltà digestive con sensazione di peso sullo stomaco, singhiozzo, eruttazioni frequenti, nausea, vomito, che aumentano dopo i pasti. Dolori all’epigastrio (regione addominale occupata dallo stomaco, situata appena sotto lo sterno), che, a differenza degli altri dolori, sono aggravati da qualsiasi tipo di pressione. Bisogno di defecare, stimolato da qualsiasi movimento. Stipsi, con feci secche, dure, grosse, difficili da espellere (come Alumina e diversamente da Natrum muriaticum ove le feci sono di piccole dimensioni, simili allo sterco di capra). Paradossalmente si possono avere casi di diarrea.
7) APP. URINARIO. Gotta con disturbi renali. Cistite con bisogno urgente di urinare e/o incontinenza. Dolore e bruciore all’uretra, ma non durante la minzione, anzi, essi si attenuano al passaggio dell’urina che è scarsa e scura.
8) APP. GENITALE. Fitte nei testicoli quando si sta seduti. Cisti ovariche. Mammelle fortemente dolenti (è utile l’associazione con Phytolacca e Calcarea carbonica). Amenorrea. Dismenorrea. Dolori post-partum o post-abortum. Dolore premestruale all’ovaio, con sensibilità all’inguine, che aumenta al sopraggiungere delle mestruazioni.
9) APP. RESPIRATORIO. Raucedine e afonia. Bronchite acuta. Asma. Tosse secca e dolorosa con spasmi, aggravata dal movimento, spesso concomitante con cefalea. Pertosse. Secchezza delle mucose, a volte con sensazione di soffocamento (come Phosphorus). Il soggetto ha difficoltà a respirare profondamente perché ciò gli aumenta il dolore e quindi respira in modo affannoso con respiri rapidi e corti. Costipazione toracica, come se vi fosse un peso. Fitte al torace che peggiorano con l’inspirazione e con la tosse.
10) DOLORI ARTICOLARI. Artrite, artrosi, reumatismo articolare e muscolare. Sinoviti con articolazioni calde, rosse, sensibili al tatto, gonfie e molto dolorose. Per tali patologie Bryonia si rivela uno dei principali rimedi, insieme a Rhus toxicodendron, con le seguenti differenze: in Bryonia il dolore pungente e acuto migliora con la pressione e peggiora con il movimento; in Rhus tox il dolore migliora con il movimento ma non con la pressione. I due rimedi non sono in contrasto tra di loro, cioè non si antidotano a vicenda, possono essere impiegati insieme a giorni alterni. Anche in Apis, che presenta gli stessi problemi articolari, i dolori non migliorano con la pressione, anzi disturba ogni tipo contatto.
11) PELLE. Secchezza della pelle che migliora con la sudorazione. Eruzioni forforose con prurito.). Erisipela.
12) FEBBRE. Affezioni febbrili, compresa l’influenza
 
Fine