sabato 25 giugno 2016

Contra Omnia Racalmuto] rimarco confermo e stigmatizzo (Nessun oggetto)
B
Blogger
|
25/03/2015
Te
 
 

Certo c'è Pisticci, certo, vi fu il trasferimento di carcerati (prigionieri?) più o meno politici, più o meno delinquenti comuni da trasferire dall'insicura zona di frontiera, dalla Slovenia, in Toscana. Le gente titina te la raccomando. Pubblicato di recente un libro: cose da accapponar la pelle. Lotte intestine fra loro, eccidi fra loro agghiaccianti. Ma tutto questo al professor Casarrubea non interessa. Gli interessa solo dimostrare che Messana fu un aguzzino di partigiani (titini) e di comunisti (slavi). Si attacca ad un documento. Anche noi ci soffermiamo su quel documento, ma per attaccarlo o meglio per sorprenderci della lettura che ne fa il prof. Casarrubea. Il documento lo ripubblichiamo qui così come le nostre osservazioni. Ciò mi serve per chiedere a quelli di MALGRADO TUTTO chi tra me e Casarrubea ha ragione almeno in questo aspetto del trasferimento degli sloveni da Trieste a Pisticci nel giugno del 1942, con Messana semplice esecutore di ordini superiori sia pure con il recentissimo grado di Ispettore Generale di PS operante ora a Trieste.
 
 
 
"
Da osservare, studiare,  da coonestare e soprattutto da contestare- Anche penne eccelse e serie ed avvedute quale quella del Casarrubea sembrano non aver letto un documento così esplicito.  Mi tocca invece dover trangugiare una panzana come questa: il Messana sarebbe il nazi-negriero responsabile di quella che vorrebbero fare apparire come la Dakau d'Italia: Pisticci.
 
Ma vivaddio! basta leggere l'esordio. "Ordine Ministero domattina 5 giugno dovranno essere tradotti Pisticci (scalo ferroviario Bernalda) e presentati quella direzione Campo concentramento n°  42 detenuti rinchiusi Carceri Via Nizza)."
Non mi intendo di cose militari: ma un ordine del Ministero e un ordine ricevuto nel bel mezzo di una guerra che ormai declina verso una tragica sconfitta, poteva venire disatteso? Non si finiva sotto Corte Marziale? E chi doveva disattenderlo?; ma - ecco - l'Ispettore Generale di P.S. Reggente la questura (di Trieste)  E. MESSANA!
 
Messana un mese  prima stava ancora a Lubiana, quindi non  gli si può venire imputata alcuna nequizia  consumata dai famigerati fascisti in quel di Trieste. E guarda caso era ancora un mese prima solo Questore. Ora invece lo vediamo promosso ISPETTORE GENERALE DI P.S.  Ma  ci sta a Trieste solo come Reggente. Tutti ci  lascia intendere che è stato promosso per essere retrocesso. Promoveatur ut removeatur.
 
Allora forse una macchia, oggi (e subito dopo) un merito. Messana non fu un criminale di guerra. Se si è obiettivi e se ci si informa come si deve (non per fare scoop alla Cernigoi) il Messana era incappato in quel di Lubiana in una brutta storia. Proprio a Lubiana cercò di nascondersi  un feroce partigiano, Tomsic. Sui monti della Slovenia ne aveva fatte di vittime tra i nostri soldati. A Lubiana scende sotto false spoglie credendo di  farla franca, ma è seguito dai tedeschi, la Gestapo era quella che era.
 
Starà il Tomsic sotto giurisdizione italiana ma ciò non può costituire ostacolo pei tedeschi. Al Messana l'ingrato compito di perseguire quel capo-artigiano. Il Messana se fosse stato un vero criminale di guerra, la partita la poteva liquidare in quattro e quattr'otto. Due o tre mitra nella cantina del rifugio del Tomsic e lui e il suo contorno finivano immediatamente condannati  a morte e giustiziati seduta stante. Invece no, il Messana vuol fare le cose secundum legem e s imbarca nel semestre più tribolato della sua vita. La sua inchiesta dura, appunto,  sei mesi e glie ne captano di tutti colori. Incarcera una compagna del Tomsic. Quella si dà subito ammalata, si fa operare di appendicite. A custodia il Messana fa mettere un compatriota di costei, che ovviamente la fa scappare. Guai per il Messana. Riacciuffala donna, Messana si mette a giustificare il distratto carceriere. Gli salva la vita. Altro che negriero, signora Cernigoi. Ha letto quelle sessanta e più veline fitte fitte del rapporto Messana sul caso Tomsic. Lei che si dichiara persino pedante nel cercare documenti slavi ovunque essi siano, perché ha trascurato quelli conservati presso l'Archivio Centrale di Stato, all'EUR? Le bastava una fugace lettura per capire che le fandonie titine erano appunto calunnie slave, vendetta comprensibile ma non giustificabile, accuse inverosimili.

A fine di quella inchiesta, un giudice - non Messana - non perde tempo: condanna a morte, esecuzione sull'istante e carriera in loco assicurata, e gloria  fascista a Lubiana. Poi non ebbe neppure fastidi di stampa. Oggi del giudice Macis, il vero responsabile della condanna a morte del Tomsic, tutto sommato senza solide prove, nessuno sa. Il rapporto consegnatogli dal Messana era ponderato, prudente, accorto. 

Per la Cernigoi, il Macis è un illustre sconosciuto, il Messana un "criminale di guerra".

Ci è dispiaciuto che un professore, che tanto stimiamo quale il Casarrubea, poi sulla scìa delle infami accuse della Cernigoi, si sopinga a rendere responsabile di chissà che il Messana per quanto attiene al campo di concentramento di Pisticci. La parte meramente esecutiva e marginale del Messana è evidente nel documento che anche noi pubblichiamo, noi a discolpa, altri in accusatioem magnam

E Il guaio è che a vituperare il Messana ora ci si mette pure Malgrado Tutto un giornaletto racalmutese che vanta di essere stato tenuto a battesimo da Sciascia, un giornaletto che ci rifiuta la pubblicazione di una nostra puntualizzazione a difesa del giornalista del Corriere della Sera dottor Felice Cavallaro, con il pretesto che diversamente era dare credito al Petrotto, da me neppure  nominato, che per Malgrado Tutto è soggetto vitando, da bandire, da condannare all'ostracismo del silenzio perpetuo.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Con l'occasione riporto vecchie cose da me scritte appunto sul caso Messana:
 
 
MI SCRIVONO e reitero anonimamente qui quanto sotto, a dimostrazione di quale calunniosa campagna di stampa e cinematografica è stato vittima il gr.uff. comm. Dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, l’Ispettore Generale di PS, dottore Ettore Messana da Racalmuto. Non credo che dopo la gran mole di documenti e ricerche che con qualche merito credo di avere acquisito e pubblicato possano più avere diritto di asilo tante calunniose insinuazioni. Credo che il prof. Casarrubea ...

Venerdì 14:57

 

signorina Cornigoi risponda a queste note

 

Quando leggeremo quello che leggeremo non avremo dubbi nel ritenere codesto questurino a nome Feliciano Ricciardelli un malevolo detrattore, in anonimato, del grande Ettore Messana che dovrebbe essere stato suo superiore e che certamente non ebbe ad apprezzarlo. Al suo paese  irpino si fu di manica larga: gli si dedicò una via e si cercò di santificarlo. Abbiamo un tempo riportato locandine  manifesti e dicerie elogiative ma non c'era molto da addurre a lode omaggiante.

 

Si disse "uomo giusto". Un epiteto alquanto singolare per uno che di mestiere aveva fatto il poliziotto di un reparto politico decisamente fascista. E redigeva rapporti infamanti  di sospetti e dispetti a base di "corre voce", "si dice", "non poteva non sapere", " era suo subordinato il vero malfattore (se poi tale era)" "lo spalleggiava" "forse ne fu compare" e niente  più. Ma proprio niente di più sul suo grande superiore l'Ispettore generale della PS il Gr.Uff. Dottore Ettore Messana.

 

E quando le scrive queste cose? Quando ancora modesto funzionarietto di questura, relegato ad una insignificante periferia. Nell'ottobre del 1945, crede che è giunto il momento di togliersi un sassolino dalla scarpa contro l'invidiato suo ex Superiore che invece di carriera ne ha già fatta e con onore e per la stima di un superbo uomo di Stato, nientemeno l'on. Alcide De Gasperi.

 

E quel insignificante rapportino finisce obliato e trascurato in mano non autorevole e ci vuole tutta la malafede di rampanti speculatori dell'antitalianità per riesumarlo e farne fonte di autorevolissima fede quando scricchiola da tutte le parti. E ciò è tanto vero che Roma repubblicana e democratica e indubitabilmente antifascista non vi diede peso alcuno. Del resto non ne aveva: non un fatto, non una prova, non una certezza. Solo pettegolezzi astiosi di bassa caserma poliziesca.

 

 lunedì 12 settembre 2011

 

 

 

L’Ufficio di Presidenza dell’Associazione Amo Montemarano, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, organizza il convegno dal titolo: “Servire la Patria. L’Esempio di un Compaesano, un Questore, un uomo Giusto: dott. Feliciano Ricciardelli”. L’appuntamento è per sabato 17 settembre alle ore 18:00 presso l’Auditorium dell’Edificio Scolastico di Montemarano.

 

Ma ecco cosa scriveva ancora il Ricciardelli:

 

“Fra le insistenti voci che allora circolavano vi era anche quella che egli ordinava arresti di persone facoltose, contro cui venivano mossi addebiti infondati al solo scopo di conseguire profitti personali. Difatti si diceva che tali detenuti venivano poi avvicinati in carcere da un poliziotto sloveno, compare del Messana, che prometteva loro la liberazione mediante il pagamento di ingenti importi di denaro.”

 

 

 

 Inoltre gli si faceva carico che a Lubiana si era dedicato al commercio in pellami, da cui aveva ricavato lauti profitti.”

 

 

 

Qui siamo nell’esilarante: il Mesana arriva in esordio a metà del 1941 a Lubiana. Incontra subito difficoltà inaudite. Come scrive in una lettera riportata dal grande studioso Sala, viene subito esautorato di fatto dall’esercito. Mussolini voleva una “guerra parallela” ma solo per dimostrare ai tedeschi come può esserci una “occupazione umanitaria”. Del resto a Lubiana vi esano molti coloni italiani e questi Mussolini voleva anche proteggere dalle barbarie teutoniche che erano ben note. In un primo momento, dicono gli stocici seri, si cercò a Lubiana di impiantare industrie e attività economiche secondo le concezioni coloniali fasciste. Forse qualche apporto vi fu da parte del Messana. Ma è da escludere. Ove si eccettui forse l’avere comprato del legnami per farsi fare una “camera” per la quale nella famiglia Messana si vagheggia ancora, di quello che insinua il Ricciardelli non resta altro che il sospetto di una malevolenza di bassa cucina burocratica. E la Cernigoi vi corre dietro:

 

“Durante la sua permanenza a Trieste, per la creazione in questa città del famigerato e tristemente noto ispettorato speciale di polizia diretto dal comm. Giuseppe Gueli, amico del Messana, costui non riuscì ad effettuare operazioni di polizia politica degne di particolare rilievo.”

 

 

 

Insomma qui la colpa del Messana è solo quella di essere “amico” del commendatore Gueli ma il Messana “non riuscì ad effettuare operazioni di polizia degne di particolre rielievo”. Onore al merito ma no!? Ecco invece come pasticcia il Ricciardelli, se l’anomalo rapporto è suo:

 

“Ma anche qui come a Lubiana, egli si volle distinguere per la mancanza assoluta di ogni senso di umanità e di giustizia che dimostrò chiaramente nella trattazione di pratiche relative a perseguitati politici, responsabili di attività antifascista molto limitata. In proposito”

 

Quali elementi ha il Ricciardelli per stabilire “la mancanza  assoluta di ogni senso di umanità ” del Messana’?  Nessuno.  Un ppoliziotto che misura la latitudine del “senso di umanità” è singolare. Siamo dunque a quelle infanganti veline che riempiono i dossier  degli archivi di Uffici di polizia, più o meno segreti.

 

Mi si dirà: vuoi dei fatti? Eccoteli!

 

“Si ritiene opportuno segnalare un episodio che dimostra la sua malvagità d’animo una notte del gennaio 1943 senza alcun addebito specifico ed all’insaputa dello stesso Ufficio Politico della Questura, ordinò l’arresto di oltre venti ebrei fra cui si ricordano i nomi dei fratelli Kostoris Marco e Leone, Romano Davide, Israele Felice e l’avvocato Volli Ugo che vennero proposti al Ministero per l’internamento, perché ritenuti politicamente pericolosi. E che il Messana avesse agito per pura malvagità e, probabilmente, per cercare di accattivarsi la benevolenza della locale federazione fascista, con la quale non intercorrevano cordiali rapporti, lo dimostra il fatto che lo stesso Ministero respinse la proposta. Ordinando la scarcerazione dei predetti che furono rilasciati dopo oltre un mese di carcere (per più dettagliati particolari e per conoscere tutti i nomi degli arrestati, esaminare i precedenti al Ministero, poiché gli atti dell’Ufficio Politico della locale Questura, furono asportati o distrutti dalle truppe jugoslave di occupazione della città ai primi di maggio u. s.)

 

Che possiamo obiettare? Come fa il R icciardelli  ad affermare che “non c’era addebito specifico” e che tutto avvenne all’insaputa  dello stesso ufficio politico della Questura (ove pare che militasse proprio il Ricciardelli e quell’ufficio fascista, deleterio e terrificante,  era appunto ”politico”).  Lui stesso aggiunge che per “più dettagliati particolari e per i precedenti” occorreva esaminare gli atti del Ministero. Quindi lui non ce l’ha. Noi ancora al ministero non abbiamo trovato nulla, ovviamente tra le carte riversate all’ACS.  E furbacchione soggiunge che “gli atti dell’Ufficio Politico della Questura furono asportati o distrutti dalle truppe jugoslave di occupazione ,, ai primi di maggio u.s. Peccato! chissà quanti malefizi della politica ove dimorava il Ricciardelli avremmo trovato. E tutto ci fa pensare che fosse alquanto pressato da quelle “truppe jugoslave” per scrivere sotto ricatto quelle amenità da bassa cucina poliziesca di forte olezzo fascista.

 

Ma il fatto si riduce ad un denegato internamento di ebrei. Il ministero non avrebbe sicuramente avuto tanta indulgenza in epoca di forte persecuzione razziale se il Messana nel rappresentare la faccenda non si fosse sapientemente, come sapeva fare, adoperato per propiziare il provvedimento assolutorio.

 

Ma giratela come volete, li Ricciardelli nulla prova di di censurabile  contro il Messana e tutto sa di meschineria diffamatoria, la classica ripicca del subordinato. Da qui a fare del Messana un Criminale di guerra dedito ai crimini contro l’umanità ce ne corre. Nessun tribunale straniero o italico osò tanto. 

 

 

 

Procediamo nelle accuse del Ricciardelli.

 

“Risulta in modo indubbio che il Messana, quale componente la locale commissione provinciale per i provvedimenti di polizia, infierì in modo particolare contro i denunziati. Difatti egli, anche per colpe di lieve entità per quanto riguardava i denunziati per il confino chiedeva sempre il massimo della pena. Tale comportamento veniva aspramente criticato dagli altri componenti la commissione e finanche dal Prefetto fascista Tullio Tamburini, presidente della commissione stessa.[3]”

 

 

 

Il Messana era certo un duro, ma ciò costituisce  colpa? Colpa grave? Vogliamo metterci allora ad osannare il Prefetto fascista Tullio Tamburini?

 

E per chiusura il denigratore subalterno, a forca di volere diffamare, finisce con testimoniare a favore proprio del Messana.

 

“Destituito Mussolini, nonostante avesse eletto domicilio a Trieste, se ne allontanò ben presto facendo perdere di fatto le sue tracce. Alla data del 2 novembre era ancora irreperibile e in tale veste fu dichiarato dimissionario d’ufficio”. [4]

 

Che un forsennato poliziotto s’induca a tale sortita che lo copre di  ridicolo, si può tollerate ma che la Cernigoi vi si accodi  è faccenda incomprensibile. Dunque, quanto sopra che vuol dire? Il Messana, dopo l’8 settembre, si guarda bene dall’aderire alla RSI, si rende irreperibile a Trieste, ci rimette anche lo stipendio, e certi suoi colleghi e subordinati quali il Ricciardelli si affrettano a dichiararlo “dimissionario di ufficio” incappando in un abuso in atti pubblici che a guerra finita doveva essere perseguito. Ed è certo che per Trieste il periodo repubblichino fu il più tragico: in quel biennio Messana non c’era alla questura di Trieste,  Ricciardelli, invece, sì. E addirittura  nel criminale ufficio fascista della “politica”. E’ l’accusatore che a questo punto è oggetto di censura non il Messana che se ne torna a Roma pur di non collaborare con fascisti repubblichini e tedeschi dalla doppia esse. Ammirevole!

 

 

 

Ecco perché tempo fa avevamo scritto: 

 

 Di tutta questa accozzaglia di dicerie, presunzioni, maldicenze, sospetti, anonime delazioni nessun fatto, lo affermiamo senza tema di smentita, fu mai provato, nessun misfatto fu mai addebitato all'Ispettore Generale di PS gr.uff. Ettore Messana. Tutto finito nel nulla dell'ARCHIVIATO. Non luogo a procedere. Chi rispolvera questo documento che per di più potrebbe risultare persino apocrifo si macchia a mio avviso di diffamazione calunniatrice. Certamente non fa storia.

 

  

 

signorina Cornigoi risponda a queste note

 

Quando leggeremo quello che leggeremo non avremo dubbi nel ritenere codesto questurino a nome Feliciano Ricciardelli un malevolo detrattore, in anonimato, del grande Ettore Messana che dovrebbe essere stato suo superiore e che certamente non ebbe ad apprezzarlo. Al suo paese  irpino si fu di manica larga: gli si dedicò una via e si cercò di santificarlo. Abbiamo un tempo riportato locandine  manifesti e dicerie elogiative ma non c'era molto da addurre a lode omaggiante.

 

Si disse "uomo giusto". Un epiteto alquanto singolare per uno che di mestiere aveva fatto il poliziotto di un reparto politico decisamente fascista. E redigeva rapporti infamanti  di sospetti e dispetti a base di "corre voce", "si dice", "non poteva non sapere", " era suo subordinato il vero malfattore (se poi tale era)" "lo spalleggiava" "forse ne fu compare" e niente  più. Ma proprio niente di più sul suo grande superiore l'Ispettore generale della PS il Gr.Uff. Dottore Ettore Messana.

 

E quando le scrive queste cose? Quando ancora modesto funzionarietto di questura, relegato ad una insignificante periferia. Nell'ottobre del 1945, crede che è giunto il momento di togliersi un sassolino dalla scarpa contro l'invidiato suo ex Superiore che invece di carriera ne ha già fatta e con onore e per la stima di un superbo uomo di Stato, nientemeno l'on. Alcide De Gasperi.

 

E quel insignificante rapportino finisce obliato e trascurato in mano non autorevole e ci vuole tutta la malafede di rampanti speculatori dell'antitalianità per riesumarlo e farne fonte di autorevolissima fede quando scricchiola da tutte le parti. E ciò è tanto vero che Roma repubblicana e democratica e indubitabilmente antifascista non vi diede peso alcuno. Del resto non ne aveva: non un fatto, non una prova, non una certezza. Solo pettegolezzi astiosi di bassa caserma poliziesca.

 

 lunedì 12 settembre 2011

 

 

 

L’Ufficio di Presidenza dell’Associazione Amo Montemarano, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, organizza il convegno dal titolo: “Servire la Patria. L’Esempio di un Compaesano, un Questore, un uomo Giusto: dott. Feliciano Ricciardelli”. L’appuntamento è per sabato 17 settembre alle ore 18:00 presso l’Auditorium dell’Edificio Scolastico di Montemarano.

 

Ma ecco cosa scriveva ancora il Ricciardelli:

 

“Fra le insistenti voci che allora circolavano vi era anche quella che egli ordinava arresti di persone facoltose, contro cui venivano mossi addebiti infondati al solo scopo di conseguire profitti personali. Difatti si diceva che tali detenuti venivano poi avvicinati in carcere da un poliziotto sloveno, compare del Messana, che prometteva loro la liberazione mediante il pagamento di ingenti importi di denaro.”

 

 

 

 Inoltre gli si faceva carico che a Lubiana si era dedicato al commercio in pellami, da cui aveva ricavato lauti profitti.”

 

 

 

Qui siamo nell’esilarante: il Mesana arriva in esordio a metà del 1941 a Lubiana. Incontra subito difficoltà inaudite. Come scrive in una lettera riportata dal grande studioso Sala, viene subito esautorato di fatto dall’esercito. Mussolini voleva una “guerra parallela” ma solo per dimostrare ai tedeschi come può esserci una “occupazione umanitaria”. Del resto a Lubiana vi esano molti coloni italiani e questi Mussolini voleva anche proteggere dalle barbarie teutoniche che erano ben note. In un primo momento, dicono gli stocici seri, si cercò a Lubiana di impiantare industrie e attività economiche secondo le concezioni coloniali fasciste. Forse qualche apporto vi fu da parte del Messana. Ma è da escludere. Ove si eccettui forse l’avere comprato del legnami per farsi fare una “camera” per la quale nella famiglia Messana si vagheggia ancora, di quello che insinua il Ricciardelli non resta altro che il sospetto di una malevolenza di bassa cucina burocratica. E la Cernigoi vi corre dietro:

 

“Durante la sua permanenza a Trieste, per la creazione in questa città del famigerato e tristemente noto ispettorato speciale di polizia diretto dal comm. Giuseppe Gueli, amico del Messana, costui non riuscì ad effettuare operazioni di polizia politica degne di particolare rilievo.”

 

 

 

Insomma qui la colpa del Messana è solo quella di essere “amico” del commendatore Gueli ma il Messana “non riuscì ad effettuare operazioni di polizia degne di particolre rielievo”. Onore al merito ma no!? Ecco invece come pasticcia il Ricciardelli, se l’anomalo rapporto è suo:

 

“Ma anche qui come a Lubiana, egli si volle distinguere per la mancanza assoluta di ogni senso di umanità e di giustizia che dimostrò chiaramente nella trattazione di pratiche relative a perseguitati politici, responsabili di attività antifascista molto limitata. In proposito”

 

Quali elementi ha il Ricciardelli per stabilire “la mancanza  assoluta di ogni senso di umanità ” del Messana’?  Nessuno.  Un ppoliziotto che misura la latitudine del “senso di umanità” è singolare. Siamo dunque a quelle infanganti veline che riempiono i dossier  degli archivi di Uffici di polizia, più o meno segreti.

 

Mi si dirà: vuoi dei fatti? Eccoteli!

 

“Si ritiene opportuno segnalare un episodio che dimostra la sua malvagità d’animo una notte del gennaio 1943 senza alcun addebito specifico ed all’insaputa dello stesso Ufficio Politico della Questura, ordinò l’arresto di oltre venti ebrei fra cui si ricordano i nomi dei fratelli Kostoris Marco e Leone, Romano Davide, Israele Felice e l’avvocato Volli Ugo che vennero proposti al Ministero per l’internamento, perché ritenuti politicamente pericolosi. E che il Messana avesse agito per pura malvagità e, probabilmente, per cercare di accattivarsi la benevolenza della locale federazione fascista, con la quale non intercorrevano cordiali rapporti, lo dimostra il fatto che lo stesso Ministero respinse la proposta. Ordinando la scarcerazione dei predetti che furono rilasciati dopo oltre un mese di carcere (per più dettagliati particolari e per conoscere tutti i nomi degli arrestati, esaminare i precedenti al Ministero, poiché gli atti dell’Ufficio Politico della locale Questura, furono asportati o distrutti dalle truppe jugoslave di occupazione della città ai primi di maggio u. s.)

 

Che possiamo obiettare? Come fa il R icciardelli  ad affermare che “non c’era addebito specifico” e che tutto avvenne all’insaputa  dello stesso ufficio politico della Questura (ove pare che militasse proprio il Ricciardelli e quell’ufficio fascista, deleterio e terrificante,  era appunto ”politico”).  Lui stesso aggiunge che per “più dettagliati particolari e per i precedenti” occorreva esaminare gli atti del Ministero. Quindi lui non ce l’ha. Noi ancora al ministero non abbiamo trovato nulla, ovviamente tra le carte riversate all’ACS.  E furbacchione soggiunge che “gli atti dell’Ufficio Politico della Questura furono asportati o distrutti dalle truppe jugoslave di occupazione ,, ai primi di maggio u.s. Peccato! chissà quanti malefizi della politica ove dimorava il Ricciardelli avremmo trovato. E tutto ci fa pensare che fosse alquanto pressato da quelle “truppe jugoslave” per scrivere sotto ricatto quelle amenità da bassa cucina poliziesca di forte olezzo fascista.

 

Ma il fatto si riduce ad un denegato internamento di ebrei. Il ministero non avrebbe sicuramente avuto tanta indulgenza in epoca di forte persecuzione razziale se il Messana nel rappresentare la faccenda non si fosse sapientemente, come sapeva fare, adoperato per propiziare il provvedimento assolutorio.

 

Ma giratela come volete, li Ricciardelli nulla prova di di censurabile  contro il Messana e tutto sa di meschineria diffamatoria, la classica ripicca del subordinato. Da qui a fare del Messana un Criminale di guerra dedito ai crimini contro l’umanità ce ne corre. Nessun tribunale straniero o italico osò tanto. 

 

 

 

Procediamo nelle accuse del Ricciardelli.

 

“Risulta in modo indubbio che il Messana, quale componente la locale commissione provinciale per i provvedimenti di polizia, infierì in modo particolare contro i denunziati. Difatti egli, anche per colpe di lieve entità per quanto riguardava i denunziati per il confino chiedeva sempre il massimo della pena. Tale comportamento veniva aspramente criticato dagli altri componenti la commissione e finanche dal Prefetto fascista Tullio Tamburini, presidente della commissione stessa.[3]”

Nessun commento: