sabato 12 settembre 2015

I MIEI DILETTI "RIBELLI RACALMUTESI"





ne parlo in altra parte. Non è un poveretto! E' a suo modo un ribelle di Racalmuto, come tanti di noi racalmutesi, ad iniziare da Leonardo Sciascia- E se io scrivo, una qualche ragione ce l'avrò: "E con empiti ancora più disperati il Genio racalmutese sillabò che il senso di quella vita era una lontananza <dalla liberà e dalla giustizia, cioè dalla ragione>." E dopo chioso: che "abbiamo voglia di cogliere davvero molti di quegli sprazzi di inconsueta intelligenza di cui (lo affermiamo senza tema di smentita) è ricca Racalmuto e non abbiamo pudori nel far riaffiorare le propensioni al crimine, al delitto, all'0micidio. alle perversioni, all'us<ra, agli illeciti arricchimenti, alla pravità insomma di un paese solfifero, atto a trasformre quella bionda ateria prima in micidiale polvere da sparo; perché ciò di addice ad una comunità di uomini, né angeli né demoni, ma un po' dell'una un po' dell'altra materia; di un popolo che non avendo mai avuto bisogno di eroi (per non avere guai) di guai ne ha avuto tanti per non avere mai avuto bisogno di eroi". (V. Calogero Taverna, Racalmuto nei millenni, pag. 195).


Vede vede e sono queste le cose che non mi piaciono per CHE come lei sa qua sono ingnorandi questa non è politica non si ci approfitta non si deve per forza mangiare tutto lui ho lassori e conziglieri per CHE loro sono sazzi io ho fame io non ho niente io sto a spiranza di Mio padre che mi da un euro manco le sigarette compro e il bello che ni stu cazzo di comune lo sanno arciprete pure lo sa e nessuno mi aiuta l'importante e che padre marturana campa a lì zanni è u sindacu li forestieri

SI ACCETTANO CRITICHE E SPIEGAZIONI PURCHE' BENEVOLE

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