sabato 21 dicembre 2013

Il Santissimo

Questo fu un glorioso e colto edificio sacro aperto al culto religioso. Solo così non rientrò nelle leggi eversive degli anni '80 dell'Ottocento. Vi pende ancora un vincolo di destinazione: la sua destinazione d'uso è quella di officiarvi riti cultuali cattolici a vantaggio della cittadinanza racalmutese credente. Ogni altra destinazione è contra legem. Tutto questo significa che occorre un'azione di recupero di edifici che non possono più sottrarsi a quelle leggi eversive, e che comunque vanno perseguiti tutti coloro che ne hanno cambiato il vincolo di destinazione sine titulo. L'edificio va ripristinato in interegrum. Le spese devono ricadere sul possessore di fatto che ha determinato questo sfacelo, in poche parole alla Matrice di Racalmuto facendo condannare anche quei titolari dell'attuale parrocchia della Matrice che arrivano persino a farne commercio affittuario. A chi l'ingrata incombenza? Non ho dubbi: agli attuali commissari che peraltro in loco dovrebbero fare gli interessi del FONDO CULTO.

venerdì 20 dicembre 2013

Cagli pittore e comunista

video
CAGLI ecco il grande Cagli. L'on. Varese Antoni me ne parlava come di un massimo pittore. Cagli fu un grande comunista, Varese Antoni fu un  grande partigiano comunista, io cerco di non demeritare. Una accolta di comunistacci che pare oggi esposti al pubblico ludibrio di moralisti grilleschi e soprattutto di rinnegati racalmutesi. Sono fiero di essere comunista, sono fiero di essere amico di D'Alema, sono fiero di avere conosciuto Varese Antonu e di condividere la sua ammirazione per il grande pittore comunista Cagli. Mi vergogno di essere paesano (o quasi) di rinnegati comunisti  già sodali dell'ambiguo (politicamente) Leonardo Sciascia.

noterelle ecclesiastiche

Cari compaesani, credetemi non potete più inventarvi le favolette della nonna  per raccontare false storie racalmutesi o di chiese di Racalmuto.  Ormai vi è un pubblicistica alla biblioteca che subito vi sbugiarda. Capisco che al 90% quella pubblicistica esce dalla mia penna che voi avete in gran dispitto. Ma tant'è. Di moda, dopo un'incornata di un tir in libera corsa, la chiesa della Mastranza. Non è come pensate. Se sapete il latino leggete e saprete.
[trascrizione da collazionare]
san giuliano nella visita del 1608
Ill.mus Rev.nus noster de Bonincontro  summo mane recedens cum tota sua familia de predicta terra Cannicatti  Deo adiuvante pervenit ad terram Racalmuti distantem  ... terra  miliaria octo et pariter a civitate Agrigenti alia mialiaria duodecim. In qua sunt domus seu fochi mille et quingenti et anime circiter septemmillia et cum ad eam pervenisset hora quasi duodecima (?) statim contulit se ad ecclesiam maiorem dicte terre sub titulo S.ti Juliani martiris ubi facta obsolutione fidelium defunctorum et visitazione S.mi Sacramaneti ac fontis Bapt.malis et sacro oleo...
mandavit.
che il deposito del Ss.mo Sacramaneto non si tenghi nella sfera come s'è tenuto insino al presente ma si facci  una custodia a questo effetto. (non è fatto, annotazione successiva, n.d.r.)
che si facci una cucchiara d'argento con suo manico d'argento quale capa almeno una libra d'acqua et con quella si debba battezzare. (non è fatto, annotazione successiva, n.d.r.)
che nel fonte del battesimo si facci un'altro catinazzello che serri bene.
che si compri un vacilello seu cato di ramo per l'Aspergere.
Un martirologio moderno
che si facci una cappella cioe cappa casubula et torricelle di damasco verdi Et un paro di torricelle di damasco bianco. Le quali cose predette tutti et singule li debba fare l'Arciprete a sue dispese fra il termine di anno uno sotto pena di sospensione ipso fatto incurrendo dello suo beneficio seu mansionariato di detta terra di Racalmuto.
Die 19 medesimi mensis Junii 1608
Prefatus Ill.mus et Rev.mus Dominus mane se contulit ad predictam ecclesiam S. Juliani  et ibi ministravit solemnie sacramentum confirmationis. Et clerum invigilavit ....
Visitavit ecclesiam et hospitale sub titulo S.ti Rocchi quod est pauperrimum et mandavit.
che si compri un messale moderno. Un velo di calice di taffita  un corporale dudici purificatori et si apprecchino due altaretti grandi per la consacratione
Item visitavit onfraternitatem S.cti Juliani et mandavit che si comprino dui teli di calice di taffita uno bianco et l'altro aurato. Due cingoli con suoi giummuli grossi et un missale grandi moderno. Et revidit jugalia redditus et computa introitus et
die 20 eiusdem
Ill.mus Rev.mus d.nus iterum se contulit ad predictam ecclesiam s.cti Juliani et iterum ministravit sacramentum confirmationis multis fidelibus  et suo invigilavit   ...  visitavit ecclesiam et confraternitatem S.te Marie Maioris positam extra dictam terram in qua da presens sunt fratres et conventus S.te Marie di Jesu se ius vistandi pertinet ad Ordinarium et post visitationem dicti conventi et altaris S. Marie Maioris ac omnem jugalem et paramenta confraternitatis sub eodem titulo S. Marie Maioris mandavit confratribus et rectoribus che debbano comprare un messale grande moderno. Un sopra calice di taffeta bianco. due cingoli con suoi giumbi grossi. una tovaglia di damasco russo per lo crocifisso. che si apparecchi un altarecto per la consacratione et che dentro allo sgabello della imagine della beata vergine si cavi con scarpello una finistrella dentro la quale si debba riporre il reliquario con sua porta e serratura con chiave.
Item visitavit ecclesiam seu cappellam S.te Margarite Virginis et martiris collateralem et coniunctam cum dicta ecclesia S.te Marie Maioris. In qua est titulus canonicalis Don Joannes Bonsignori saccensis et fuit per eundem de novo restaurata et reedificata atque ornata ...   S.te Margarite valoris unciarum septem et mandavit  ... che vi facci un pallio d'altare di damasco. tre tovaglie. un paio di candeleri. una crocetta et che inalbi detta cappella et si accomodi un fonticello per l'acqua benedetta.
Die 22 eiusdem mensis Junii vi indi. 1608
Ill.mus et Rev.mus D.nus inivigilavit die dominica mane contulit ordinans minores et ipsimet visitavit ecclesiam fratrum Sancti Comitato Fra LA Sergio Comitato Fra LA Matina.
Post relationem
Questa fu una mia provvisoria e da collazionare trascrizione mia. La ebbe il Nalbone se ne appropriò ma incappò in una grossa topica: non capì che la chiesa di San Rocco non riguardava Racalmuto: soltanto nel corso di visita il vescovo si era recato a Grotte. La relazione episcopale si inframmette in quella di Racalmuto. Tutto qui.

Io son vivo e posso controbattere, il Nalbone dalla bella tomba a Santa Maria, no!

Sfido il più esperto dei validi MURIFABBRI di Racalmuto a dimostrarmi che le pareti di questa chiesetta di campagna siano di fattura seicentesca. Anche il meno esperto mi direbbe che allora si costruivano gli edifici "monumentali" piazzando quelli che a Racalmuto si chiamavano PUNTONI. Erano in blocchi squadrati di pietre che si andavano a prendere nella cava di San Benedetto a lu Chiuppu. La documentazione notarile e i tanti rolli che il dottore Calogero Taverna ha scandagliato in lungo e in largo questo comprovano.
Si noleggiavano persino coppie di buoi in quel di Licata per questa bisogna. Se occorrevano colonne (come in Matrice) o capitelli o trabeazioni varie, si scalpellavano là, sempre a lu Chiuppu. I puntoni venivano quindi chiusi con gesso e pietrame come appunto nelle tante fotografie che
Semplicemente Racalmuto ci sta acriticamente p
roponendo.
 
Lu jssu si produceva in loco, in calcare approntate appositamente. Poi a colpi di mazza la bianca farina e l'impasto subito a disposizione per ergere mura magari molto umidicce (in vecchiaia le artrosi erano feroci) ma resistenti, ma non certo per quattro secoli.

Nei due ROLLI della fabbrica (FRABICA, testuale) della Matrice - che il sommo medico e storico ma anche uomo di chiesa, purtroppo, dottore Carmelo Rizzo ha pazientemente scannerizzato in tempi remoti e che bene avrebbe fatto Sciascia a consultare, evitandoci panzane storiche - questo processo edificatorio è diligentemente e passo passo registrato.


Questa chiesetta prende il nome, ma non le veci, di una vera chiesetta che penso anteriore al '500. I buoni padri Carmelitani che se debbo credere ad una oliva di un quadro che si trova a Licata sarebbero stati a Racalmuto addirittura dai primi anni del Dugento l'avrebbero piazzata nelle terre soprastanti, direi all'incrocio delle stadette mulattiere che intersecavano la fiancata del vero Serrone quello della villa dei Petrone.

Ai miei tempi erano importanti a Racalmuto questi fratelli Petrone. Il prete che è colui che incoronò Maria SS. Del Monte viene così descritto nel LIBER in quo.. "n.° 473. Sac. D. Francesco Petrone - Mansionario della Communia ex Rettore del Santuario del Monte - nato il 21 - 11 - 1876 ad Amalfi ordinato il 19 - 3 - 1904 a Agrigento [correzione di Girgenti] morto il 23 - VIII - 1954". Due fratelli gestivano una tabaccheria in un dammuso ora non più esistente in corso Garibaldi nella parte adesso forse più nota come la drogheria di Danieli Ciciruni. Ma il maggior vanto fu quel giudice Petrone a cui Sciascia "aprì le porte della gloria perenne".


In trent'anni di ricerca mi trovo questa chiesetta rurale di Maria SS. del Serrone (da un vescvo una volta segnata come Maria di Monserrato), nelle tante carte davvero seicentesche dei Savatteri alle prese con risse testamentarie e con riparto  successorio conteso.

Il Nalbone ebbe ad assillarmi per collegare quella chiesetta con questa qui cui teneva in modo paricolare per mantenere alto il prestigio della sua antica e contraversa famiglia.

Non avevo dati per accontentarlo. Non so se nel suo costosissimo ampio volume abbia sposato la tesi dela continuità. Stamani un fringuello tenta di contestarmi con le menorie del Nalbone. Che debbo dirgli? Vuol dare fede assoluta al Professore faccia pure ma avrà poco da alzar la voce. Oltretutto io sono vivo, pronto a rispondere e il professore dalla bella tomba a Santa Maria è condannato al silenzio eterno.

Tutto qui

Cari compaesani, credetemi non potete più inventarvi le favolette della nonna  per raccontare false storie racalmutesi o di chiese di Racalmuto.  Ormai vi è un pubblicistica alla biblioteca che subito vi sbugiarda. Capisco che al 90% quella pubblicistica esce dalla mia penna che voi avete in gran dispitto. Ma tant'è. Di moda, dopo un'incornata di un tir in libera corsa, la chiesa della Mastranza. Non è come pensate. Se sapete il latino leggete e saprete.
[trascrizione da collazionare]
san giuliano nella visita del 1608
Ill.mus Rev.nus noster de Bonincontro  summo mane recedens cum tota sua familia de predicta terra Cannicatti  Deo adiuvante pervenit ad terram Racalmuti distantem  ... terra  miliaria octo et pariter a civitate Agrigenti alia mialiaria duodecim. In qua sunt domus seu fochi mille et quingenti et anime circiter septemmillia et cum ad eam pervenisset hora quasi duodecima (?) statim contulit se ad ecclesiam maiorem dicte terre sub titulo S.ti Juliani martiris ubi facta obsolutione fidelium defunctorum et visitazione S.mi Sacramaneti ac fontis Bapt.malis et sacro oleo...
mandavit.
che il deposito del Ss.mo Sacramaneto non si tenghi nella sfera come s'è tenuto insino al presente ma si facci  una custodia a questo effetto. (non è fatto, annotazione successiva, n.d.r.)
che si facci una cucchiara d'argento con suo manico d'argento quale capa almeno una libra d'acqua et con quella si debba battezzare. (non è fatto, annotazione successiva, n.d.r.)
che nel fonte del battesimo si facci un'altro catinazzello che serri bene.
che si compri un vacilello seu cato di ramo per l'Aspergere.
Un martirologio moderno
che si facci una cappella cioe cappa casubula et torricelle di damasco verdi Et un paro di torricelle di damasco bianco. Le quali cose predette tutti et singule li debba fare l'Arciprete a sue dispese fra il termine di anno uno sotto pena di sospensione ipso fatto incurrendo dello suo beneficio seu mansionariato di detta terra di Racalmuto.
Die 19 medesimi mensis Junii 1608
Prefatus Ill.mus et Rev.mus Dominus mane se contulit ad predictam ecclesiam S. Juliani  et ibi ministravit solemnie sacramentum confirmationis. Et clerum invigilavit ....
Visitavit ecclesiam et hospitale sub titulo S.ti Rocchi quod est pauperrimum et mandavit.
che si compri un messale moderno. Un velo di calice di taffita  un corporale dudici purificatori et si apprecchino due altaretti grandi per la consacratione
Item visitavit onfraternitatem S.cti Juliani et mandavit che si comprino dui teli di calice di taffita uno bianco et l'altro aurato. Due cingoli con suoi giummuli grossi et un missale grandi moderno. Et revidit jugalia redditus et computa introitus et
die 20 eiusdem
Ill.mus Rev.mus d.nus iterum se contulit ad predictam ecclesiam s.cti Juliani et iterum ministravit sacramentum confirmationis multis fidelibus  et suo invigilavit   ...  visitavit ecclesiam et confraternitatem S.te Marie Maioris positam extra dictam terram in qua da presens sunt fratres et conventus S.te Marie di Jesu se ius vistandi pertinet ad Ordinarium et post visitationem dicti conventi et altaris S. Marie Maioris ac omnem jugalem et paramenta confraternitatis sub eodem titulo S. Marie Maioris mandavit confratribus et rectoribus che debbano comprare un messale grande moderno. Un sopra calice di taffeta bianco. due cingoli con suoi giumbi grossi. una tovaglia di damasco russo per lo crocifisso. che si apparecchi un altarecto per la consacratione et che dentro allo sgabello della imagine della beata vergine si cavi con scarpello una finistrella dentro la quale si debba riporre il reliquario con sua porta e serratura con chiave.
Item visitavit ecclesiam seu cappellam S.te Margarite Virginis et martiris collateralem et coniunctam cum dicta ecclesia S.te Marie Maioris. In qua est titulus canonicalis Don Joannes Bonsignori saccensis et fuit per eundem de novo restaurata et reedificata atque ornata ...   S.te Margarite valoris unciarum septem et mandavit  ... che vi facci un pallio d'altare di damasco. tre tovaglie. un paio di candeleri. una crocetta et che inalbi detta cappella et si accomodi un fonticello per l'acqua benedetta.
Die 22 eiusdem mensis Junii vi indi. 1608
Ill.mus et Rev.mus D.nus inivigilavit die dominica mane contulit ordinans minores et ipsimet visitavit ecclesiam fratrum Sancti Comitato Fra LA Sergio Comitato Fra LA Matina.
Post relationem
Questa fu una mia provvisoria e da collazionare trascrizione mia. La ebbe il Nalbone se ne appropriò ma incappò in una grossa topica: non capì che la chiesa di San Rocco non riguardava Racalmuto: soltanto nel corso di visita il vescovo si era recato a Grotte. La relazione episcopale si inframmette in quella di Racalmuto. Tutto qui.

La Matrice di Racalmuto ricettacolo di preti fedifraghi, di vicari foranei truffatori di arcipreti finiti sotto scomunica. Nell'antichità due arcipreti non commendevoli un arciprete a nome Salvo Sintinella e un D'Averva il cui cognome molto dopo preti amanuensi non esperti mutarono in TAVERNA

Vedo che è di moda parlare della Matrice. L'ultimo dei preti che ne sapesse qualcosa fu padre Puma che bontà sua molto mi ascoltò. Aspetto di leggere tomi che pare colmeranno le mie cognizioni ecclesialogiche. Qualche spunto me lo dà qualche avverso blog. Che dire? Infarcito di errori e di incaute esaltazioni familiari. La storia della matrice è fatta anche di scomuniche a preti e ufficiali del Santo Ufficio che la tradizione ignora ma che le carte segrete spifferano per sommo mio diletto (anticlericale ed anticrestomantico). Tra l'altro hanno distrutto una tavola aureata di incommensurabile valore e in sintonia con il vero titolare dell'altare per consentire a qualche nobilotto di tacitare la propria coscienza che non si era fermata neppure dinanzi alla pavimentazione marmorea della nostra protettrice (anzi regina incoronata Maria Santissima del Monte). Si sappia che padre Agrò non fu mai arciprete e non ebbe mai possibilità di trattare per un transeunte e non commendevole arciprete cammaratisi di nome Traina. Basta leggere i miei libri per saperlo. Se se ne vuole prescindere, si accomodino pure: mi consentiranno i miei adusi sogghigni. Perché l'ho sempre detto, per me AMICUS PLATO SED MAGIS VERITAS.
Così tanto per svagarmi mi ripeto e chi ha orecchie da intendere forse intende e si corregge:

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Lillo Taverna
Sfido il più esperto dei validi MURIFABBRI di Racalmuto a dimostrarmi che le pareti di questa chiesetta di campagna siano di fattura secentesca. Anche il meno esperto mi direbbe che allora si costruivano gli edifici "monumentali" pazziando quelli che a Racalmuto si chiamavano PUNTONI. Erano in blocchi squadrati di pietre che si andavano a prendere nella cava di San Benedetto a lu Chiuppu. La documentazione notarile e i tanti rolli che il dottore Calogero Taverna ha scandagliato in lungo e in largo questo comprovano.
 Si noleggiavano persino coppie di buoni in quel di Licata per questa bisogna. Se occorrevano colonne (come in Matrice) o capitelli o trabeazioni varie, si scalpellavano là, sempre a lu Chiuppu. I puntoni venivano quindi chiusi con gesso e pietrame come appunto nelle tante belle fotografie che Semplicemente Racalmuto ci sta dispensando.
 Lu jssu si produceva in loco, in calcare approntate appositamente. Poi a colpi di mazza la bianca farina e l'ipasto subito a disposizione per ergere mura magari molto umidicci (in vecchiaia le artorisi erano feroci) ma resistenti, ma non certo per quattro secoli.
 Nei due ROLLI della fabbrica (FRABIC, testuale) della Matrice - che il sommo medico e storico ma anche uomo di chiesa, purtroppo, dottore Carmelo Rizzo ha pazientemente scannerizzato in tempi remoti e che bene avrebbe fatto Sciascia a consultare, evitandoci panzane storiche - questo processo edificatorio è diligentemente e passo passo registrato.

 Questa chiesetta prende il nome, ma non le veci, di una vera chiesetta che penso anteriore al '500. I buoni padri Carmelitani che se debbo credere ad una oliva di un quadro che si trova a Licata sarebbero stati a Racalmuto addirittura dai primi anni del Dugento l'avrebbero piazzata nelle terre soprastanti, direi all'incrocio delle stadette mulattiere che intersecavano la fiancata del vero Serrone quello della villa dei Petrone.
 Ai miei tempi erano importanti a Racalmuto questi fratelli Petrine. Il prete che è colui che incornò Maria SS. Del Monte viene così descritto nel LIBER in quo.. "n.° 473. Sac. D. Francesco Petrone - Mansionario della Communia ex Rettore del Santuario del Monte - nato il 21 - 11 - 1876 ad Amalfi ordinato il 19 - 3 - 1904 a Agrigento [correzione di Girgenti] morto il 23 - VIII - 1954". Due feratelli gestivano una tabaccheria in un dammuso ora non più esistente in corso Garigaldi nella parte adesso forse più nota come la drogeria di Danieli Ciciruni. Ma il maggior vanto fu quel giudice Petrone a cui Sciascia "aprì le porte della gloria perenne".

 In trent'anni di ricerca mi trovo questa chiesetta rurle di Maria SS. del Serrone (da un vescvo una volta segnata come Maria di Monserrato), nelle tante carte davvero secenteshe dei Savatteri alle prese con risse tetamntarie e con riparto
 successorio conteso.
 Il Nalbone ebbe ad assillarmi per collegare quella chiesetta con questa qui cui teneva in modo paricolare per mantenere alto il prestigio della sua antica e contraversa famiglia.
 Non avevo dati per accontentarlo. Non so se nel suo costosissimo ampio volume abbia sposato la tesi dela continuità. Stamani un fringuello tenta di contestarmi con le menorie del Nalbone. Che debbo dirgli? Vuol dare fede assoluta al Professre faccia pure ma avrà poco da alzar la voce. Oltretutto io sono vivo, pronto a rispondere e il professore dalla bella tomba a Santa Maria è condannato al silenzio eterno.

Castronovo e la Madonna del Monte



lunedì 15 luglio 2013


Castronovo vuole la nostra Madonna del Monte

Il sommo genio mio compaesano Leonardo Sciascia, ancora piuttosto giovane e fidandosi di un giovane aspirante medico di fine Ottocento, così continua nel suo chiosare la grande festa paesana della Madonna del  Monte: "Con questa festa rissosa, che certo piacerebbe a Hemingway, i regalpetresi celebrano un miracolo  di cui fanno fede antiche cronache. Correva l'anno 1503, ed era signore di Regalpetra Ercole del Carretto, quando in un pomeriggio pieno di sole e polvere fece sosta davanti alla chiesa di Santa Lucia, dove era una fontana, il nobile catronovese Eugenio Gioeni." Mai tante inesattezze storiche si sono affastellate in così poche righe di uno dei nostri massimi scrittori. Nell'anno 1503 nessun Ercole del Carretto signoreggiava in quel di Racalmuto, che poi sarebbe la Regalpetra vera, e nessuno castronovese Eugenio Gioeni contava fra la sua nobiltà Castronovo. Che in un pomeriggio di sole e di polvere potesse maturare un bel miracolo transeat: la fede spacca le pietre; ma che ci fosse una chiesetta intitolata a Santa Lucia nei pressi dell'attuale chiesa del monte le mie certosine indagini d'archivio lo escludono categoricamente. Manco gli attuali geologi capaci di inventarsi l'acqua là dove manco ci piove potrebbero comprovare che in quel pietroso cocuzzolo vi fosse fontana alcuna; bisogna scendere per centinaia di metri per trovare qualcosa in contrada Fontis. 
Sciascia non possedeva poi "antiche cronache": solo un libricino colmo di falsi toscanismi risalente al 20 giugno 1848: un'altra più antica cronaca invero esiste, è del 1764 di un tal padre Catalanotto; ma quella se mi permettete l'ha rivenuta mio fratello una decina di anni fa nella soffitta della vecchia casa della moglie, ca che si fa risalire al celebrato canonico racalmutese Mantione. Sciascia era già morto da una decina di anni. Se falsari del luogo fanno passare la disponibilità della vecchia cronaca da un ingegnere all'altro, ciò la dice lunga su quello che chiamano il paese della ragione. 
Lasciamo stare la vicenda del miracolo, ché porta iella: una decina di storici e religiosi che se ne sono occupati sono finiti morti stecchiti o per cancro o per morte repentina. Ci fermiamo sul fatto che Sciascia non ben comprende "perché al Del Carretto, perché tra i regalpetresi la Madonna ha voluto fermarsi, la popolazione di Castronovo essendo in egual  misura fatta di uomini onesti e di delinquenti, di intelligenti e di imbecilli."
Osservazione, diciamolo, più che pertinente. Sarà per questo sarà per altro, fatto sta che quelli di Castronovo ci hanno sempre snobbato: Avran detto: vi siete inventata questa favoletta contro di noi; fate pure noi abbiamo ben altre e più avventi Madonne. 
Secondo una mia modesta ipotesi, tutto si lega alla fantasia di un frate agostiniano che collegò un fatto di sangue di un discolo Del Carretto di ramo collaterale in quel di Castronovo. Cosa però che successe un secolo dopo quell'inventato 1503. Per tutto il Cinquecento, come già scrisse, vi fu solo devozione per una "imago miracolosissima."
Di questi tempi noi siciliani ci teniamo a fraternizzare e così l'altra sera venne addirittura il sindaco di Castronovo per dirci che in fondo non se la prendeva tanto, bastava che noi restituissimo la "imago miracolosissima", Mi sembra il fatto narrato da Cicerone a proposito di Verre che di notte andò a papparsi la bella statua di bronzo in quel della Valle dei Templi.
Era celia ovviamente; solo che un erudito del luogo si incazzò e gridò la sua rabbia dicendo che la pace si era già consumata (ma tra arcipreti) non so quante decina di anni fa. Per fortuna i nostri commissari straordinari di straordinario non ne fanno, non mi risultano presenti altrimenti come per Scimè e Guagliano una delibera per denuncia a pagamento contro un disturbatore di pubblica manifestazione addirittura religiosa ci scappava, E così mi sarebbe toccato fare una nota di solidarietà

mio nonno

enerdì 8 novembre 2013

Qui morì mio nonno Calogero Taverna il 24 maggio 1917. Ufficialmente diperso in guerra.Disperso in una dolina, invece. Ne chiedo conto al Ministero. Ostentato silenzio!!!

Qui
 morì il 24 maggio del 1917 mio nonno Calogero Taverna - soldato - 142 fanteria - 9 compagnia - ZONA DI GUERRA. Vi sono arrivato facendo ricerhe col computer. Strapregato il ministero della Difesa ostentatamente tace. Il suo ufficio storico (strapagato) non mi degna. Qualcuno può invitare qualche altro perché batta un colpo. Mi si dica dove posso andare a trovare i riscontri d'archivio ed io corro. Calogero Taverna, via L. Rocci, 68, ROMA. tel 0665742876 - cell. 3291383700 calogerotaverna@live.it Grazie
 

Il ministero non risponde

enerdì 8 novembre 2013

Qui morì mio nonno Calogero Taverna il 24 maggio 1917. Ufficialmente diperso in guerra.Disperso in una dolina, invece. Ne chiedo conto al Ministero. Ostentato silenzio!!!

Qui
 morì il 24 maggio del 1917 mio nonno Calogero Taverna - soldato - 142 fanteria - 9 compagnia - ZONA DI GUERRA. Vi sono arrivato facendo ricerhe col computer. Strapregato il ministero della Difesa ostentatamente tace. Il suo ufficio storico (strapagato) non mi degna. Qualcuno può invitare qualche altro perché batta un colpo. Mi si dica dove posso andare a trovare i riscontri d'archivio ed io corro. Calogero Taverna, via L. Rocci, 68, ROMA. tel 0665742876 - cell. 3291383700 calogerotaverna@live.it Grazie
 

giovedì 19 dicembre 2013

carta bollata facile

Miei cari compaesani (ed anche voi racalmutesi che sempre più non mi siete amici) mi riferisco al nuovo piano regolatore. In ispecie alla faccenda della Madonna del Serrone. Mi ha indignato la sporca diatriba, l'indegna speculazione. Hanno dichiarato con sicumera astiosa che la chiesetta è del XVII secolo. Falso.
Voler far coincidere questa cappella pressoché privata dell'arricchita famiglia degli Sferrazza (la parte ascesa a fine ottocento fra gli ottimati di Racalmuto) con l'edicola che si individua  nelle possidenze dei frati carmelitani ante XV secolo, quale ancora è reperibile negli intrighi ereditari dei Savatteri e addirittura con la cappella estraurbana che un vescovo agrigentino chiama fondatamente Cappella della Madonna di Monserrato (sic) è da folli; parlo della costruzione con tetto a cappuccina del Serrone che per mania di autoesaltazione familiare è stata retrocessa nei secoli da un radiologo oggi defunto.
La datazione maniacale NON HA RISCONTRO STORICO. Non possiamo, quindi,  fare baruffe chiazzotte per un falso archeologico.
L'attuale chiesetta è stata costruita in blocchi credo arenari o simili non più tardi di una ventina di anni fa. Sono state abbattute pareti in "gesso"; insomma un "abuso edilizio" quale è il mancato rispetto della norma dello "scuci e cuci".
Nessuno ha contestato, nessuna azione giudiziaria ne è scattata. Parce sepulto. Ma il nuovo Piano Regolatore può bloccarsi perché deve rispettare un non perseguito "abuso edilizio"? Se lo fanno, di sicuro non mancherò di fare valere le vere ragioni  della Racalmuto silenziosa, quella che giustamente Sciascia definiva né libera né protetta dalla giustizia e quindi inevitabilmente FOLLE.
La lapide poponesca sotto la Centrale non è elogiativa di Racalmuto. Non parliamo mai male di noi stessi, cari racalmutesi; è l'unica volta che il prossimo ci crede sulla parola. Eliminiamola quella lapide, altrimenti tutto il mondo invece di chiamarci il paese della Ragione come si inventò il nostro futuro PODESTA' per volontà di Buttafuoco o  di Ivan e Antonello, nonché di recente la sgangherata camera di Commercio, finisce col  venire additata come il PAESE DEI FOLLI e addio Turismo.
Atto secondo.
Le mie ricerche - che non si basano sul sentito dire di cervellotiche congetture o su scopiazzature senza tenace concetto - mi dicono che vi fu un bel feudo non comitale, burgensatico, che dalla fine del 300 usurparono i Del Carretto da un certo Matteo Chiaramonte finito in disgrazia. Nei diplomi in onciale viene denominato RUBICERETO. Il nome non mi convince, forse RUBICETO; di sicuro comunque l'attuale RUVIETTU.
Vi passava una bella VIA;  non sono sicuro se ad un  certo punto non sia finita tra le medievali TRAZZERE. Anche se non REGIE sempre larghe erano, forse più dei canonici sedici metri.
Da Racalmuto - che mai è Stato il NULLA come oggi qualche bischero di Palermo crede di derubricarci - passando per l'avvallamento tra  i due picchi che quali denti di una sega danno il nome al Serrone, solcando appunto lu Ruvietto, quella trazzera  scendeva nella più aprica valle di Racalmuto, non certo cementificata da sedicenti letterarie autostrade dei TRE (senza) e quindi ci collegava al paese delle cipolle e degli agli (altro che il NIENTE). Ripristinare quella trazzera larga per lo meno sedici metri è non solo in  facoltà dei Commissari ma in dovere ineluttabile giuspubblicistico da parte di chi deve approvare il nuovo PIANO REGOLATORE.  Pena: omissione di atti di ufficio, favoreggiamento ed altro ed altro ancora. Se sarò vivo mi farò bene catechizzare dal mio ex collega del SECIT di Reviglio, già Presidente del distaccamento della Consiglio di Stato a Palermo ed oggi n. 2 dello stesso Consiglio.
Atto terzo.
Certo non è senza senso quello che qualche valente tecnico racalmutese obietta: scavalcare il picco sarebbe ostico per i moderni mezzi di locomozione, che non son certo le bighe dei del Carretto. Bene! E che problema c'è? Si pratichi un traforo come quelli che si internano a Roma per superare i sette fatidici colli.
Già, e la tecnica? Ma se per fare la strada dei TRE (senza) c'è una mostruosa talpa, la si usi anche per questa bisogna a salvaguardia della falsa chiesetta seicentesca degli Sferrazza (quelli arricchiti).
E i soldi?
Minchiate! Sia che mi fate sindaco (mi raccomando: no! diversamente a mia moglie viene l'infarto) sia che fate sindaco un qualcuno (meglio qualcuna) che non disdegni di colloquiare con me, sia con le banche estere (ed io so come approcciarle; è stato un mio mestiere ventennale) sia con la "finanza creativa" inventata da Tremonti per i comuni della Lega e vincere le elezioni (con annessi derivati), i soldi ve li reperisco tutti (e molti di più), io. Se pensate a Racalmuto FUTURA e lasciate perdere la Racalmuto LIBERA (ma per niente dice Sciascia) e la smettete di assecondare quel centinaio di bloggofoni alle prese con le loro vindici risse. Naturalmente: lavoro solo per i residenti di antica data.
POSTFAZIONE
Non mi credete? Pensate che quello che ho scritto sono fanfaluche? Bene: organizzate tutte le adunate pubbliche che volete,  invitatemi a difendermi dai sapienti del luogo.  Da quelli che senza nulla sapere scrivono libri e giornali su questa nostra Racalmuto, che un difetto ce l'ha: l'eccesso di intelligenza. Ma un pizzico di saggezza in più non sarebbe male.
Solo una cortesia: dite al primiero Racalmutese fiero che non fa nulla se mi dà del desueto, ma non mi imponga un indisponente "basta", e soprattutto dite all'infermiere della mia amicissima famiglia Romano che non si permetta di seguire le orme di Racalmutese fiero. Quanto ai due o tre anonimi che credono di potermi calunniare, non c'è pericolo: dovrebbero farlo alla luce del sole. Sono troppo vili per cimentarcisi. E poi io ho la carta bollata facile.

Cari amici e nemici di Racalmuto: vi sfido

Miei cari compaesani (ed anche voi racalmutesi che sempre più non mi siete amici) mi riferisco al nuovo piano regolatore. In ispecie alla faccenda della Madonna del Serrone. Mi ha indignato la sporca diatriba, l'indegna speculazione. Hanno dichiarato con sicumera astiosa che la chiesetta è del XVII secolo. Falso.

Voler far coincidere questa cappella pressoché privata dell'arricchita famiglia degli Sferrazza (la parte ascesa a fine ottocento fra gli ottimati di Racalmuto) con l'edicola che si individua nelle possidenze dei frati carmelitani ante XV secolo, quale ancora è reperibile negli intrighi ereditari dei Savatteri e addirittura con la cappella estraurbana che un vescovo agrigentino chiama fondatamente Cappella della Madonna di Monserrato (sic) è da folli; parlo della costruzione con tetto a cappuccina del Serrone che per mania di autoesaltazione familiare è stata retrocessa nei secoli da un radiologo oggi defunto.
La dataziane maniacale NON HA RISCONTRO STORICO. Non possiamo, quindi, fare baruffe chiazzotte per un falso archeologico.

L'attuale chiesetta è stata costruita in blocchi credo arenari o simili non più tardi di una ventina di anni fa. Sono state abbattute pareti in "gesso"; insomma un "abuso edilizio" quale è il mancato rispetto della norma dello "scuci e cuci".

Nessuno ha contestato, nessuna azione giuduziaria ne è scattata. Parce sepulto. Ma il nuovo Piano Regolatore può bloccarsi perché deve rispettare un non perseguito "abuso edilizio"? Se lo fanno, di sicuro non mancherò di fare valere le vere ragioni della Racalmuto silenziosa, quella che giustamente Sciascia definiva né libera né protetta dalla giustizia e quindi inevitabilmente FOLLE.
La lapide poponesca sotto la Centrale non è elogiativa di Racalmuto. Non parliamo mai male di noi stessi, cari racalmutesi; è l'unica volta che il prosimo ci crede sulla prola. Eliminiamola quella lapide, altrimenti tutto il mondo invece di chiarmarci il paese della Ragione come si inventò il nostro futuro PODESTA' per volontà di Buttafuoco o di Ivan e Antonello, nonché di recente la sgangherata camera di Commercio, finisce con venire additata come il PAESE DEI FOLLI e addio Turismo.

Atto secondo.
Le mie ricerche - che non si basano sul sentito dire di cervellotiche congetture o su scopiazzature senza tenace concetto - mi dicono che vi fu un bel feudo non comitale, burgensatico, che dallla fine del 300 usurparono i Del Carretto da un certo Matteo Chiaramonte finito in disgrazia. Nei diplomi in onciale viene denominato RUBICERETO. Il nome non mi convince, forse RUBICETO; di sicuro comunque l'attuale RUVIETTU.
Vi passava una bella VIA; non sono sicuro che ad un certo punto non sia finita tra le mediecvali TRAZZERE. Anche se non REGIE sempre larghe erano, forse più dei canonici sedici metri.
Da Racalmuto - che mai è Stato il NULLA come oggi qualche bischero di Palermo crede di derubricarci - passando per l'avvallamento tra i due picchi che quali denti di una sega danno il nome di Serrone, solcando appunto lu Ruvietto, quella trazzera scendeva nella più aprica valle di Racalmuto, non certo cementificata da sedicenti letterarie autostrade dei TRE (senza) e quindi ci collegava al apese delle cipolle e degli agli (altro che il NIENTE). Ripristinare quella trazzera larga per lo meno sedici metri è non solo in facoltà dei Commissari ma in dovere ineluttabile giuspubblicistico da parte di chi deve approvare il nuovo PIANO REGOLATORE. Pena: omissione di atti di ufficio, favoreggiamento ed altro ed altro ancora. Se sarò vivo mi farò bene catechizzarrare dal mio ex collega del SECIT di Reviglio, già Presidente del disteccamente della Consiglio di Stato a Palermo ed oggi n. 2 dello stesso Consiglio.

Atto terzo.
Certo non è senza senso quello che qualche valente tecnico racalmutese obietta: scavalvare il picco sarevve ostico per i modeni mezzi di locomozione , che non son certo le bighe dei del Carretto. Bene!E che problema c'è? Si pratichi un traforo come quelli che si internano a Roma per superare i sette fatidici colli.
Già, e la tcnica? Ma se per fare la strada dei TRE (senza) c'è una mostruosa talpa, la si usi anche per questa bisogna a salvaguardia della falsa chiesetta seicentesca degli Sferrazza (quelli arrichiti).
E i soldi?
Minchiate! Sia che mi fate sindaco (mi raccomando: no! diversamente a mia moglie viene l'infarto) sia che fate sindaco un qualcuno (meglio qualcuna) che non disdegni di colloquiare con me, sia con le banche estere (ed io so come approcciarle; è stato un mio mestiere ventennale) sia con la "finanza creativa" inventata da Tremonti per i comuni della Lega e vincere le elezioni (con annessi derivati), i soldi ve li reperisco tutti (e molti di più), io. Se pensate a Racalmuto FUTURA e lasciate perdere la Racalmuto LIBERA (ma per niente dice Sciascia) e la smettete di assecondare quel centinaio di bloggofani alle prese con le loro vindici risse. Naturalmente: lavoro solo per i residenti di antica data.

POSTFAZIONE
Non mi credete? Pensate che quello che ho scritto sono fanfaluche? Bene: organizzate tutte le adunate pubbliche che volete, invitatemi a difendermi dai sapienti del luogo. Da quelli che senza nulla sapere scrivomo libri e giornali su questa nostra Racalmuto, che un difetto ce l'ha: l'eccesso di intelligenza. Ma un pizzico di saggera in più non sarebbe male.
Solo una cortesia: dite al primiero Racalmutese fiero che non fa nulla se mi dà del desueto, ma non mi impoga un indisponente "basta", e soprattitto dite all'infermiere della mia amicissima famiglia Romano che non si permetta di seguite le orme di Racalmutese fiero. Quanto ai due o tre anonime che credono di potermi calunniare, non c'è pericolo: dovrebbero farlo alla luce del sole. Sono troppo vili per cimentarcisi. E poi io ho la carta bollata facile.

martedì 17 dicembre 2013

Racalmuto nella Numerazione delle anime del 1660


per trascorsa memoria


Questo è il secondo famigerato BASTA che insolentemente mi infliggono. Il primo è stato di Rac
DI GESSO - 2013

Foto: DI GESSO - 2013
 
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Lillo Taverna Ragazzuolo non ti permettere e di dire basta a me, capisci? Se hai interessi occulti, a me non me ne frega niente! Impara
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Lillo Taverna Quella vera di Racalmuto la so solo io . la studio ex professo da trent'anni (ma anche prima) - e VADO SCOPRENDO CHE voi la vera storia di Racalmuto non solo non la sapete. ma anche insistete in quelle che un grandissimo storico dell'università di Palermo chiama "cervellotiche congetture". Vestitevi quindi di umiltà e imparate da me e dopo andate a VIENNA a SIMANCAS FORSE A TRIPOLI, A NAPOLI, ALLA GANCIA, AGLI ARCHIVI CENTRALI DI STATO E VATICANI. QUINDI SE SAPETE DI LATINO, GRECO E SOPRATTUTTO PAEOGRAFIA FORSE POTETE SUPERARMI. MA QUESTO E' CERTO PER LE PROSSIME GENERAZIONI della RACALMUTO DEL FUTURO CHE PREVEDO MAGNIFICA, SPLENDIDA SUPERBA FIERA senza PIAGNONI COME QUALCHE VOLTA SIETE ANCHE VOI.
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Calogero Salemi via signorino
almutese Fiero